La disorganizzazione funzionale esecutiva alla base della dislessia

La disorganizzazione funzionale esecutiva alla base della dislessia

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Vi siete mai chiesti cosa c’è dietro il problema della lettura nei nostri bambini?
 
Cercheremo di elencarvi i punti più salienti per farvi comprendere la condizione dislessica (dislessia- disgrafia- discalculia) sotto un altro punto di vista: quello motorio- prassico!
Da un punto di vista neurofunzionale e neurobiologico, la condizione dislessica (dislessia- discalculia- disgrafia) è un disturbo funzionale e qualitativo nell’esercizio della lettura scrittura- calcolo, che si verifica a carico di una funzione esistente ma non ancora  automatizzata .
Questo vuol dire che il soggetto dislessico alterna buone e cattive prestazioni: la sua lettura è discontinua, disfluente, non coordinata; può leggere bene per una parte del testo e poi ricorrere alla lettura sillabica, lenta o piena di errori e di conseguenza perdere il senso di ciò che sta leggendo (la lentezza altera le sequenze spaziali e temporali del pensiero e la scarsa comprensione del testo é conseguente alla cattiva lettura o scrittura).
Il linguaggio non è alterato da un punto di vista fonologico, simbolico bensì motorio (esecutivo- sequenziale): le sostituzioni di foni, infatti, si manifestano all’interno delle parole poiché il dislessico percepisce le singole lettere (sebbene compia specularitá con p-q-d-b che interessano la dominanza laterale) ma non riesce a organizzarle in condizioni di rapidità, di ritmi alternati e di sequenze sovrapposte!
Anche il pensiero risulta lento e smarrito o intuitivo e brillante (diade funzionale). 
Pertanto, da un punto di vista motorio – prassico, la Dislessia si configura come un disordine delle prassie, interessando:
– le sequenze e la fluidità delle funzioni esecutive (motorie – percettive – coordinative, sequenziali, organizzative, autoregolative)
– la dominanza laterale (indica la specializzazione di un emisfero sull’altro e la sua corretta affermazione è indice di una buona efficienza dei circuiti neurali e degli scambi inter-emisferici)
– l’ organizzazione spazio- temporale.
La natura è essenzialmente neurocorticale: disordini a carico dei circuiti neurali e degli scambi inter- emisferici che sono interessati da un andamento randomizzato e lento, e che rallentano la reattività generale del soggetto e la messa in atto di strategie di autocontrollo (per tale ragione il dislessico è spesso precipitoso, alterna lentezza a precipitazione e manifesta una lentezza nei processi di frenaggio ).
Quali sono i sintomi precoci di una DISLESSIA SU BASE DISPRASSICA che possiamo ricercare/valutare a partire dai 5 anni, che ci permettono di capire meglio la situazione e di definire se si tratta di un disturbo specifico o secondario?
– lentezza motorio- prassica alternata a precipitazione 
– lentezza nell’incipit delle azioni
– goffaggine,  maldestrezza, scoordinamenti
– disturbi nell’orientamento/ organizzazione  spazio-temporale (sequenze spaziali e temporali, ordine/ disordine eccessivo, smarrimento negli spazi grandi, difficoltà con i concetti di prima- dopo, ieri-oggi- domani, giorni della settimana, ecc)
– impacci/ difficoltà nelle prassie fini e BIMANUALI (lavarsi, vestirsi, abbottonarsi, impugnare matite o posate, prendere al volo,ecc.)
– difficoltà nella memoria di lavoro/ sequenziale/ ordinata
– frequente labilità attentiva
– disordini verbali (nell’incipit  locutorio, inversioni di lettere o sillabe nelle parole: dialogo- diagolo, omissioni di lettere, sostituzioni di foni nelle parole, difficoltà nel parlare rapido o in parole lunghe, ecc.)
– difficoltà nell’eseguire più consegne in sequenza, nel battere ritmi
– difficoltà/lentezza/ impaccio negli schemi rotatori- crociati e motori, nei balli di gruppo, nella motricità rapida, nel salto di ostacoli, nell’equilibrio, nei giochi con la palla, nei coordinamenti oculo- motori, visuo- grafo- motori, balistici, nelle sinestesie percettivo o verbo- motorie
 -lentezza nei processi di autoregolazione/autocontrollo/ autoinibizione (comportamento impulsivo, dotato di insufficiente controllo, iperattività)
– frequente DISLATERALITÀ 
– insofferenza alla confusione,  all’affollamento e alla pressione, sensibilità alla iperstimolazione 
– difficoltà nell’inseguimento visivo / percettivo (di figure o oggetti che si muovono o di oggetti fermi mentre si muove l’osservatore)
– lentezza nell’adeguarsi ai cambi di ambienti/ attività/ giochi
Pertanto, è lecito chiederci: “la Dislessia riguarda un problema di lettura o del comportamento funzionale generale?”
Siamo abituati a vedere la Dislessia come un disturbo fonologico, di associazione suono-segno che tuttavia le neuroscienze hanno considerato “riduttivo”.
La Dott.ssa Angela Fawcett parte proprio dal prendere in esame  i sintomi secondari del comportamento dislessico e, analizzando i risultati delle neuroimmagini (studio PET), accosta la Dislessia all’ambito motorio e alle pertinenze del cervelletto, considerando i disturbi del linguaggio da un punto di vista sequenziale e articolatorio, degli automatismi di pronuncia, rendendo inadeguato il termine “fonologia”.
Questo basta per capire che solo con prove di lettura non si può definire il livello funzionale del singolo bambino, ma bisogna considerare i sintomi secondari come reali rilevatori del suo funzionamento.
Se si effettua quindi una valutazione più ampia, considerando anche gli aspetti MOTORIO-PRASSICI GLOBALI, si osserva come principale indicatore una LENTEZZA NELL’INCIPIT (avvio lento) DELL’AGIRE e difficoltà nei PROCESSI DI AUTOMATIZZAZIONE DELLE PROCEDURE.
E’ facile dedurre che, se non viene intrapreso un intervento precoce sugli aspetti sensori-prassico-motori in età prescolare, il bambino arriverà nella scuola primaria senza i necessari  requisiti per apprendere la letto-scrittura e con abilità non sviluppate o ben organizzate.
Nonostante la centralità dell’ipotesi del deficit fonologico, a livello cognitivo il problema che hanno evidenziato le ricerche attuali sembra molto più complesso: molte regioni del cervello sono coinvolte nell’acquisizione ed esecuzione delle abilità cognitive e motorie.
Prendiamo in considerazione e sintetizziamo i punti fondamentali della teoria della professoressa A. Fawcett:
– motricità e processi cognitivi (cognition: organizzazione e coordinamento del pensiero e dell’agire umano) è un sistema unico, pertanto bisogna agire a livello globale con il soggetto dislessico per riorganizzare i processi disfunzionali
– non usare pratiche lente e frammentate: rallentano l’agire, disperdono l’attenzione e gli automatismi. Il dislessico ha necessità di lavorare con elevata intensità su tutti gli ambiti: percettivi – cognitivi – coordinamenti motori/visuo-motori – linguaggio – memoria – attenzione – sinestesie – pensiero – organizzazione spazio-temporale, autoregolazione
– è fondamentale un intervento tempestivo precoce (età pre-scolare 3-5 anni), affinchè si possano costruire le BASI SENSORI-MOTORIE e gli AUTOMATISMI per prevenire o ridurre al massimo eventuali disordini successivi sugli apprendimenti e sulle funzioni esecutive umane del bambino.
 
Dott.ssa T.P.E.E. Francesca Tabellione
Studio di Riabilitazione Neuropsicomotoria
 
Bibliografia:Piero Crispiani, Angela Fawcett, Mauro Spezzi
 

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