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‼ CAPIRE LA MENTE DI UN BAMBINO DISLESSICO‼

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 CAPIRE LA MENTE DI UN BAMBINO DISLESSICO

👉Prestazioni scolastiche, quali sono gli alunni efficienti e quali sono gli alunni dislessici, strategie e consigli, dall’organizzazione alla disorganizzazione neurologica funzionale👈

La dislessia, secondo la teoria prassico-motoria, è un disturbo delle prassie, con particolare riferimento alle sequenze e alla fluidità delle funzioni esecutive e con interessamento della dominanza laterale e DELL’ORGANIZZAZIONE spazio-temporale (la natura motoria della dislessia è sottolineata vari da autori quali Orton, Ajuriaguerra, Chiarenza, Nijokiktjien, Stamback, Crispiani, Simonetta, ecc.)

Il problema dislessico risiede nella compromissione degli automatismi, ovvero dell’esercizio fluente e coordinato, della letto-scrittura.

💧Chiarenza, nel cervello dislessico, ha rilevato sul piano neurofisiologico non un danno alle zone corticali bensì un disturbo dei circuiti neurali corticali e una bassa attività elettrica cerebrale che coinvolge anche l’efficienza degli scambi interemisferici, che sono interessati da una andamento randomizzato (lento), discontinuo, disfluente e che causa, come conseguenza, un rallentamento delle funzioni e dei processi esecutivi e un disturbo funzionale nelle prassie.

🗣 QUAL È L’INTERVENTO EDUCATIVO PIÙ IDONEO PER UN DISLESSICO?Gli interventi riabilitativi e/o educativi dovrebbero prevedere strategie e attività rapide, simultanee e intensive per consentire la NEUROATTIVAZIONE-POTENZIAMEMTO- STABILIZZAZIONE DEI CIRCUITI CEREBRALI, stimolando la plasticità cerebrale e aumentando l’attività elettrica per ottenere una velocizzazione NELL’ INCIPIT DELL’ AGIRE UMANO: in tal modo, velocizziamo il bambino dislessico in tutte le sue prestazioni, corporee, percettive, emotive, intellettive, scolastiche.

⚠️ DA FAVORIRE DURANTE LA PRESTAZIONE SCOLASTICA 💁‍♀️

Dobbiamo aiutare il b.no dislessico a:

 formulare mentalmente un piano di azione (pianificare il compito)
 coordinare un’azione intenzionale
 favorire l’esecuzione di più funzioni in contemporanea (sinestesie)
 spostare e mantenere l’attenzione e migliorare la memoria di lavoro
 favorire i processi di autoregolazione/autocontrollo/autoregolazione inibendo reazioni impulsive
 incrementare la sequenzialità delle azioni o prestazioni
 generare nuove strategie e migliorare il problem-solving
 concettualizzare e generalizzare il proprio sapere
 costruire mappe e schemi nello studio (le forme sintetiche sono utili nelle spiegazioni così l’alunno dislessico può comprendere senza smarrirsi nelle sequenze) ma esporre in forme verbali estese
 favorire la fluidità esecutiva (giusta velocità, rapidità dell’incipit, rapidità dell’autocorrezione, scarse interruzioni) nelle prestazioni scolastiche e prassico-motorie
 favorire la lettura globale, predittiva, lessicale, la narrazione, il dettato verbale via via più lungo, il calcolo orale rapido, la scrittura di numeri a più cifre, la memorizzazione delle tabelline in ordine casuale, la scrittura in corsivo fluida (parole intere) e le abilità grafomotorie, il movimento nella linea dei numeri e del tempo, l’incolonnamento, consentire la lettura in obliquo (poiché si riduce il lavoro sx-dx sempre difficoltoso nei dislessici), segmentare il testo dei problemi matematici (senza “frammentare”)

⚠️ DA EVITARE 🙅‍♀️

👉 La scrittura o la lettura di singole lettere e sillabe
👉 Forme di lettura e scrittura ad approccio analitico-sintetico (per fusione di lettere e sillabe)
👉 La lettura forzata ad alta voce
👉 Evitare l’uso della calcolatrice o sintetizzatori vocali (ad eccezione di prove finali)
👉 la pressione temporale nell’esecuzione di compiti
👉 i lavori di gruppo, lo studio mnemonico, il lavoro su tabelle poco ordinate, prove a risposta multipla (disperdono l’attenzione del bambino)
👉 i riassunti: un questo modo non aiutiamo il bambino dislessico a sviluppare un metodo si studio efficace. Ricorrere ai riassunti non porta a una concettualizzazione del sapere che deve essere costruito a livello metacognitivo per raggiungere la competenza
👉 Lezioni lente, lunghe, senza pause o momenti di recupero con domande di monitoraggio, riformulazioni, ripetizioni di ciò che si sta spiegando, non sono utili poiché:

 non incrementano l’attività elettrica del cervello
 provocano una dispersione dell’attenzione portando a uno “smarrimento cognitivo” dell’alunno dislessico
 non stimolano la memoria di lavoro, l’organizzazione delle conoscenze e la pianificazione delle risposte adeguate al contesto
 non favoriscono la metacognizione, ovvero la riflessione sul proprio pensiero, il controllo e la regolazione delle attività richieste dai compiti mentali

 

Articolo redatto dalla Dott.ssa Francesca Tabellione
a cura dellaDott.ssa Erika D’Antonio

(Bibliografia: Crispiani, Spezzi)

ADHD E INSTABILITÀ PSICOMOTORIA

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Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è una delle patologie più importanti e frequenti in età evolutiva. Può essere osservato con diverse manifestazioni cliniche dall’età prescolare fino all’età adulta e interessare/ compromettere diverse competenze di sviluppo e di funzionamento sociale e adattivo del bambino

 I tre sintomi principali sono: la DISATTENZIONE, L’IMPULSIVITÀ e L’IPERATTIVITÀ. Analizziamole in dettaglio.

💧 La DISATTENZIONE: si manifesta con difficoltà nel prestare attenzione per un periodo di tempo prolungato, scarsa cura per i dettagli, incapacità di portare a termine compiti intrapresi. I bambini sembrano avere la “testa tra le nuvole” e pensare sempre ad altro, evitano di eseguire compiti che richiedono maggior impegno intellettivo, buone capacità di pianificazione/ organizzazione o attenzione per i particolari, perdono frequentemente i loro materiali a scuola o oggetti significativi e dimenticano spesso le cose (scarsa memoria di lavoro)
💧L’IMPULSIVITÀ: si manifesta con difficoltà nell’ autoregolazione e autocontrollo non solo a livello motorio (fanno fatica a rispettare la turnazione e l’attesa in un gioco o nel gruppo volendo agire per primi) ma anche a livello cognitivo (fanno fatica a spostare il focus attentivo da un compito all’altro, sono rigidi nel pensiero e poco flessibili, hanno difficoltà ad organizzare compiti complessi, a generare nuove strategie, nel problem-solving, non amano i cambiamenti repentini di ambienti- persone o attività)
💧 L’ IPERATTIVITÀ: sono bambini descritti “come mossi da un motorino”, sono in costante movimento, fanno fatica a stare fermi anche per pochi secondi, a mangiare seduti a tavola, a rispettare anche semplici regole, rispettare i tempi e gli spazi dei loro coetanei e a rimanere seduti a scuola.

Ricordiamo che tutti questi sintomi, inclusi nel DSM IV, non sono dati da deficit cognitivi o disturbi organici o ritardi mentali, ma derivano da una povera integrazione sensoriale (sistema vestibolare iporeattivo) con conseguente disorganizzazione neurologica: i bambini iperattivi saltano e si muovono continuamente non perché vogliono farlo ma perché il loro cervello è in sovraccarico di stimoli e di conseguenza rispondono con un’attività eccessiva

🤸‍♀️🤸‍♂️COME APPAIONO QUESTI BAMBINI agli occhi di insegnanti, genitori o coetanei?

Sono bambini che perdono facilmente la concentrazione, anche dopo 5 minuti, hanno difficoltà nei processi di autoregolazione, autocontrollo e autoinibizione (funzioni esecutive), pertanto fanno fatica a controllare i loro impulsi, a Co-regolarsi, a posticipare una gratificazione, a riflettere prima di agire e a controllare i loro movimenti, con notevoli ripercussioni sugli apprendimenti scolastici e sul loro profilo emotivo/psicologico.
Sebbene si muovano costantemente, possono apparire goffi, inaccurati e ineleganti nei loro movimenti. Possono inoltre manifestare difficoltà nel dosare la forza (controllo tonico-motorio) quando devono ad esempio saltare, prendere un oggetto, afferrare/lanciare una palla, impugnare la matita o una forchetta, ecc. e difficoltà notevoli nel controllo posturale e nell’equilibrio statico-dinamico (non riescono a saltare con un solo piede o a rimanere su una sola gamba per brevi secondi).

⚠️ POSSIAMO OSSERVARE CAMPANELLI DI ALLARME SIN DAI PRIMI MESI DI VITA?

Si, sono bambini che già a partire dai primi mesi (7/8 mesi) evidenziano una eccessiva ipercinesia motoria, sono irritabili, piangono spesso, possono rifiutare il cibo per problemi di tattilità a livello orale, essere infastiditi da alcune consistenze di cibo, da carezze o da tessuti particolari, possono manifestare un ritardo nell’acquisizione delle tappe di sviluppo, un ritardo nello sviluppo del linguaggio, una difficoltà nell’inseguimento visivo di oggetti che si muovono nel loro campo visivo, difficoltà nel prestare attenzione al viso della mamma (1/2 mes), nell’afferrare oggetti o nella coordinazione oculo-manuale.

Inoltre, il deficit attentivo può essere presente già in età prescolare, associato talvolta a disturbi del sonno, disturbi della condotta con scoppi d’ira o un comportamento oppositivo/ aggressivo che può portare ad auto ed eterolesionismo.

Recenti ricerche hanno dimostrato che se consentiamo, a scuola, a un bambino con ADHD qualche minuto per alzarsi dal banco e saltare o ruotare su se stesso, i suoi tempi di attenzione possono migliorare di circa 20 minuti in più sull’attività che stava svolgendo. Riflettete su questo, considerando le basi neurofisiologiche-neurobiologiche di tale disordine!

Tali comportamenti, se non si intraprende un intervento tempestivo/precoce (età 2- 6 anni), possono impedire e limitare una maturazione delle competenze sociali e relazionali, scolastiche, adattive, fino a divenire un vero e proprio disturbo invalidante.

 Articolo redatto dalla
Dott.ssa Francesca Tabellione
a cura della Dott.ssa Erika D’Antonio

I GENITORI E GLI INSEGNANTI POSSO ACCORGERSI DI UN EVENTUALE DISORDINE/DISTURBO NEL BAMBINO GIÀ NEI PRIMI ANNI DELLO SVILUPPO (0-5 ANNI)?

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VEDIAMO L’IMPORTANZA DEL MOVIMENTO E DEL GIOCO PER LO SVILUPPO DI UN BUON COMPORTAMENTO- APPRENDIMENTO- AUTONOMIA- LINGUAGGIO

 

 

 

 

👉Quando ci troviamo di fronte a un bambino con disordini dell’ età evolutiva, è importante, oltre al professionista di riferimento, il supporto e la cooperazione dei genitori e insegnanti per migliorare lo sviluppo neurologico e permettere al bambino di riuscire nelle sfide della vita.
Se un genitore nota che qualcosa non va nel figlio (non gioca come ha fatto il fratello, si isola, appare molto agitato e irritabile, il linguaggio è in ritardo rispetto alla sua età, non tollera molti stimoli), consigliamo di cercare un professionista esperto e di non pensare che supererà il problema con la crescita: i primi anni di vita (0-3anni) sono cruciali affinché tutte le connessioni cerebrali si formino in maniera più rapida e si riorganizzino permettendo un recupero tempestivo e ottimale delle funzioni (plasticità cerebrale) ed evitando così che il bambino, giunto in 1 elementare, cominci a manifestare problemi di apprendimento, comportamento e di socializzazione. Da grande il bambino diventa meno capace di beneficiare di interventi terapeutici.

👉Uno dei più importanti segnali a cui bisogna prestare attenzione è l’ assenza o uno sviluppo atipico del gioco: il gioco sviluppa le funzioni cerebrali (immagine corporea, pianificazione motoria, organizzazione spaziale, esperienze propriocettive-vestibolari-tattili) e spesso, quando un bambino non gioca allo stesso modo di un suo pari, i genitori tendono a pensare che non sia interessato, tralasciando che possa esserci un problema sottile di integrazione e processione sensoriale non visibile ai loro occhi. Ricordiamo che è proprio attraverso il gioco che si organizza il sistema nervoso dei nostri bambini: le esperienze sensori- motorie sono fondamentali per permettere al b.no di sviluppare adeguate abilità prassico-motorie, pianificatorie-organizzative ed emotivo-comportamentali.

👉Ci siamo chiesti perché oggi molti bambini sono disorganizzati, disattenti, ipercinetici e spesso anche infelici e tendenti alla depressione infantile?
La televisione, i tablet, i videogiochi, privano i bambini di molte esperienze sensoriali e motorie (ad es. giocare alla aperto, saltare, giocare con la sabbia, andare sullo scivolo, manipolare e toccare, inventare giochi, ecc.) che sono vitali per sviluppare la loro cognitività (organizzazione del pensiero), il loro comportamento, la loro socializzazione e per affrontare le diverse sfide quotidiane della vita.👉Per tale ragione, in particolar modo nella scuola dell’infanzia, le insegnanti non dovrebbero preoccuparsi di insegnare ai bambini a leggere o scrivere, piuttosto creare situazioni di gioco che includano esperienze tattili, vestibolari, propriocettive, visive, uditive attraverso il movimento con il proprio corpo, facendo sì che il b.no percepisca le informazioni provenienti dai muscoli, dalle articolazioni, dalla pelle e dal movimento per dare risposte adattive efficaci, preparando così il suo cervello per i futuri apprendimenti scolastici, per una buona autonomia e autostima e per i compiti che dovrà essere in grado di organizzare nella vita.

👉A tutti i genitori, professionisti e insegnanti ricordiamo che se il b.no ha un sistema nervoso ben organizzato, ci apparirà entusiasta, felice e desideroso di apprendere attraverso il gioco nuove abilità o competenze!

CONSIGLI PER GENITORI, INSEGNANTI E PROFESSIONISTI PER RICONOSCERE E AIUTARE UN BAMBINO CON DISORDINI/ DISTURBI DELL’ETÀ EVOLUTIVA A SVILUPPARSI IN MODO OTTIMALE 

👉 L’apprendimento del bambino comincia con il proprio corpo. È tramite il gioco e il divertimento che il bambino sperimenta il movimento e la stimolazione vestibolare, esplorando l’ambiente e le proprie emozioni. Già da neonato consigliamo ai genitori di non utilizzare i moderni attrezzi quali seggioloni, girelli o sdraietta, ma posizionare il bambino sul pavimento per permettergli di acquisire il controllo sul proprio corpo e l’equilibrio, il controllo del capo, la capacità di compiere passaggi posturali, sviluppare la coordinazione oculo-manuale, la visione binoculare/bifocale (messa a fuoco di oggetti vicini e lontani), la fiducia in sé stesso, la capacità di afferrare oggetti (risposta adattativa), la pianificazione e il problem-solving, la capacità di percepire le distanze tra il proprio corpo e gli oggetti e i rapporti spaziali tra gli elementi dell’ambiente. Sul pavimento il bambino acquista la libertà di muoversi e riceve tutte le stimolazioni sensoriali di cui ha bisogno, che non potrebbe avere se limitato e confinato su di una sedia o dentro ad un boxer 

👉Giocare tramite capriole, rotolare o girare su sé stesso, è il risultato di stimoli neuronali provenienti dal cervello: è proprio durante il gioco che vengono stabiliti diversi fattori di crescita neuronali, le abilità sociali e gli adattamenti comportamentali attraverso la stimolazione del sistema limbico (parte del nostro cervello responsabile delle emozioni, connesso al lobo frontale, che a sua volta è coinvolto nel controllo degli impulsi e del comportamento)

👉 Consigliamo ai genitori di lasciare che il bambino sviluppi le proprie capacità e di esplorare il loro ambiente senza manifestare eccessive protezioni (ovviamente con limiti di sicurezza) cadendo per imparare a mantenere l’equilibrio, arrampicandosi per imparare percepire le altezze, ecc.. affinché il bambino possa avere l’opportunità di apprendere dalla propria esperienza: quest’ultima diventa il nutrimento per lo sviluppo del sistema nervoso del figlio

👉 L’apprendimento, il linguaggio e il comportamento sono tutti quanti collegati alla funzionalità del sistema motorio e al controllo del movimento. Quando i bambini entrano a scuola si da per scontato che siano capaci di rimanere seduti, essere attenti, impugnare correttamente la matita, ritagliare e relazionarsi con gli altri. Tuttavia ci sono bambini che non hanno ancora raggiunto l’acquisizione di tali abilità e di conseguenza possono sviluppare un probabile DSA, IPERCINESIA O DISTURBI DELL’ATTENZIONE, non perché non siano intelligenti, ma perché i loro sistemi sensori-motori di base non erano completamente maturi al momento dell’ingresso a scuola. Pertanto, l’attenzione l’equilibrio e la coordinazione (Attention, Balance and Coordination) rappresentano l’ABC sui quali si costruiscono i successivi apprendimenti scolastici

👉La società ripone molta attenzione allo sviluppo del linguaggio del bambino, al suo successo scolastico ed intellettuale, dimenticandosi di prestare attenzione alle fondamenta sensori-motori necessarie per sviluppare le funzioni cognitive superiori

👉 L’attività motoria è preziosa poiché procura stimoli sensoriali in grado di aiutare il bambino ad organizzare il processo di apprendimento, imparare nuove competenze e rispondere in modo efficace alle sfide adottando comportamenti appropriati

 

 

 

 Di seguito vi elenchiamo alcuni suggerimenti utili per insegnanti, genitori e figure professionali che ruotano attorno al bambino:

🔷1. Scegliere un asilo in cui le insegnanti basino la loro attività sullo sviluppo neuropsicomotorio e tengano conto dei diversi modi e tempi di apprendimento di ogni bambino
🔷2. Rimandare l’iscrizione del b.no all all’asilo all’anno successivo se non ha ancora raggiunto i requisiti “emotivi e cognitivi” necessari per affrontare le richieste elevate dell’ambiente scolastico
🔷3. Se riscontrate difficoltà rispetto all’età cronologica del b.no, non aspettate a chiedere una valutazione da parte di un professionista esperto poiché il problema non si risolve da solo con la crescita e sopratutto perché, seppur lo sviluppo sembri normale, il disturbo può risiedere nel modo in cui funziona il cervello
🔷4. Evitare di far svolgere al b.no attività che non è pronto a fare, ma rispettate i suoi tempi, cercando di ridurre la difficoltà del gioco / esercizio per fargli comunque raggiungere l’obiettivo preposto
🔷5. Ricordate che il cattivo linguaggio, apprendimento o comportamento del b.no, non è dato dalla sua volontà ma da problemi fisici, ovvero da funzioni che non sono ben organizzate nel suo cervello e da una scarsa capacità di organizzare tutte le informazioni sensoriali (vestibolari, tattili, propriocettive, visive, uditive)
🔷6. Non punite il b.no perché fa fatica a leggere e scrivere, si comporta male, è ostile e testardo, oppositivo, inciampa spesso sulle cose o rompe i giocattoli: dategli un maggior supporto emotivo, molta comprensione e tanta pazienza facendogli capire cosa sia giusto e cosa no, ricordandovi che il b.no ha un problema fisico e riuscendo così a tollerare meglio il suo modo di fare !
Non usate i castighi poiché tenderebbero ad abbassare l’autostima del b.no e a fargli creare un’ immagine negativa di sé. Tuttavia, per essere efficace la disciplina, potete ricompensare le condotte adeguate premiandolo e togliere dei privilegi (andare a giocare con un amico o guardare la tv) in caso di atteggiamenti inappropriati. La fermezza e la coerenza sono fondamentali poiché organizzano il cervello del b.no, al contrario cambi di decisione lo disorganizzano!
🔷7. Prevedete i momenti in cui il vostro b.no possa avere delle reazioni negative perdendo l autocontrollo: ad es. se state al parco o a un compleanno in cui ci sono molti stimoli e il b.no comincia a diventare nervoso, ostile, sofferente, iperattivo e non riuscite più a controllarlo, allontanatelo da tale situazione o diminuite la quantità di stimoli che possono sopraffare e affaticare il suo sistema nervoso, cercando di rimanere calmi e supportarlo per trasmettergli tranquillità e ristabilire la sua omeostasi.
🔷8. È fondamentale l’organizzazione dell’ambiente (tempo, attività, oggetti, spazio) per garantire la stabilità del bambino e la sua organizzazione.
🔷9. Se il b.no non tollera gli stimoli tattili (abbracci, contatti con altre persone o vestiti) non rimproveratelo, ma ricordatevi che si tratta di una reazione automatica del suo sistema nervoso, indipendente dal suo controllo.
🔷10. Promuovete attività quali correre, arrampicarsi, camminare carponi, saltare, giocare a palla, spingere qualcosa, andare in bici o sul triciclo, giochi corporei, manipolare oggetti o pongo, impastare sabbia, farina, infilare e giocare con le costruzioni, fare puzzle, ecc. che regoleranno il suo sistema nervoso e svilupperanno la pianificazione motoria. Se notate che il b.no non è in grado o fa fatica, non correggetelo con le parole, ma aiutatelo concretamente o con un supporto fisico/cinestesico, dimostrandogli le attività da svolgere

 Alla luce di ciò che abbiamo descritto, se vi trovate davanti ad un bambino che presenta alcuni o molti dei segni e sintomi sopra elencati, non ritardate l’ intervento riabilitativo, poiché il b.no potrebbe giungere alla conclusione di essere un incapace e di bloccarsi psicologicamente ed emotivamente. Più si interverrà in età precoce e più si aiuterà il cervello a creare maggiore connessioni e il b.no sarà capace di affrontare gli apprendimenti, la vita adattiva, le relazioni interpersonali e gestire le richieste dell’ambiente circostante.

Articolo scritto da: Dott.ssa Francesca Tabellione

 a cura di: Dott.ssa Erika D’Antonio

Le difficoltà di percezione visiva

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La capacità di vedere e di elaborare gli stimoli visivi è fondamentale per lo sviluppo del bambino a livello cognitivo, neuromotorio, comportamentale e relazionale.

Il modo in cui vediamo e utilizziamo i nostri occhi, percependo il mondo circostante attraverso la vista, dipende da numerose connessioni neuronali che richiedono una maturazione del Sistema Nervoso Centrale (SNC) e una adeguata integrazione e processazione delle informazioni sensoriali.

La percezione visiva, che non è l’acuità visiva (capacità di vedere distintamente gli oggetti) è un processo complesso di ordine superiore che prevede l’analisi, la selezione e l’elaborazione degli stimoli visivi che giungono al cervello, in particolare nelle aree visive cerebrali, le quali realizzano l’immagine mentale di ciò che è stato osservato attraverso i movimenti oculari e la capacità di fissazione.

La percezione visiva riguarda il “come si vede”, l’acuità visiva il “quanto si vede”!

Possedere una buona percezione visiva equivale ad avere anche ben sviluppate e mature le abilità oculo – motorie, oculo – manuali e di integrazione visuo – motoria, oltre che una buona acuità visiva.

Sia i processi visivi che quelli uditivi, sono alla base dell’apprendimento scolastico. Tuttavia, tali processi, per poter essere ben organizzati e funzionali, necessitano di basi o fondamenta sensori – motorie solide, e pertanto di funzioni sensoriali (vestibolari, propriocettive, tattili) del cervello che si sono sviluppati correttamente.

Spesso il bambino viene esaminato per cercare un eventuale deficit presente in una sola area, ma bisognerebbe considerare la globalità delle aree, ad esempio valutare la percezione visiva, uditiva e tattile.

Sin da neonati abbiamo riconosciuto il volto di nostra madre e successivamente, attraverso il movimento, orizzontale prima (carponi) e verticale dopo (stazione eretta e cammino) abbiamo imparato le distanze (la metria), dunque l’organizzazione spaziale, le forme, la natura dello spazio e degli oggetti, l’organizzazione temporale (percezione del ritmo). Ancor prima di vedere con gli occhi, grazie alla gravità, possedevamo una prima “percezione dello spazio”.

Come facciamo a capire che il bambino presenta un problema di percezione visiva e quali sono i principali campanelli di allarme già a 4 anni?

Scarsa capacità di valutare i rapporti spaziali tra il proprio corpo e lo spazio circostante, tra il proprio corpo e gli oggetti o tra il proprio corpo e un’altra persona: il bambino urta spesso contro gli oggetti, i mobili, le persone, scivola da uno scalino, perché fatica a regolare e organizzare lo spazio circostante e a metterlo in relazione con il proprio corpo.

Difficoltà nel mantenere la fila con gli altri bambini

Difficoltà a organizzare e pianificare la sequenza di un gioco o di un’attività

Difficoltà in molti compiti di coordinazione oculo – manuale (incollare figurine o piccoli pezzettini di carta, girare le pagine di un libro, lanciare e afferrare una palla, infilare perline, cucire, fare incastri, ritagliare i contorni di una sagoma, ecc..

Disfunzioni nel sistema vestibolare (scarso equilibrio, goffaggine, difficoltà di percezione spaziale, disorientamento, difficoltà nel seguire oggetti in movimento nel proprio campo visivo o nel spostare gli occhi da un punto all’altro, scarso lavoro sinergico dei muscoli oculari e del collo)

Difficoltà nel rimanere all’ interno dei contorni di una figura quando colora (il bambino tende a colorare sempre sullo stesso punto, a bucare il foglio o ad uscire dai bordi)

Difficoltà nel rispettare le linee, i margini o i quadretti nella scrittura, nel seguire il rigo nella lettura, nell’a – capo (scorrere nelle righe), confusione di grafemi simmetrici (b – d – p – q), frequenti inversioni e specularità, difficoltà nel leggere le parole nere su uno sfondo bianco, nell’ incolonnamento spaziale dei numeri

Scarsa capacità di produrre adeguatamente le varie dimensioni delle lettere, tratto grafico irregolare anche nella continuità, fluenza, spessore, chiusura, spazio, ritmo (disturbi della grafia)

Scarso interesse nel fare un puzzle o nel giocare con le costruzioni

Difficoltà nell’individuare i particolari all’interno di una figura con iperstimolazioni (il bambino manifesta problemi nella capacità di scansione e ricerca visiva)

Impaccio nelle abilità manuali e nelle prassie di vita quotidiana/A.V.Q. (mettersi i vestiti, abbottonarsi-sbottonarsi, allacciarsi le scarpe o mettersi le scarpe al posto giusto, usare cerniere, ecc.)

Difficoltà nel riconoscimento di forme geometriche (triangolo, quadrato, rombo, cerchio, rettangolo) e di segni matematici (confonde + e x)

Disegno immaturo: il bambino mostra difficoltà nella riproduzione delle proporzioni tra forme e figure, nel disegnare i particolari o i rapporti spaziali tra gli elementi, nell’organizzazione dello spazio-foglio, nel corretto utilizzo degli strumenti per il disegno tecnico (righelli, squadre e compasso)

Difficoltà nel riconoscere le differenze e le somiglianze nelle immagini, nel costruire o risolvere labirinti

Impaccio nell’organizzare il materiale scolastico o la sua cameretta a casa.

Pertanto, per poter lavorare accuratamente con un bambino che manifesta problemi di percezione visiva, consigliamo di non partire da attività prassico – costruttive o grafo-motorie: tali lavori sarebbero “riduttivi” e stimolerebbero solo le “capacità superiori”, senza però aiutare il bambino a organizzare e utilizzare la sua abilità visuo- percettiva in modo efficace per gli apprendimenti e per il suo sviluppo neuropsicomotorio.

Per aiutare lo sviluppo visivo sono utili, in primo luogo, tutte le attività sensori – motorie (stimolazioni tattili, propriocettive, visive, vestibolari) e, in secondo luogo, esercizi/attività di inseguimento visivo (lavoro sui muscoli oculari), di coordinazione oculo – manuale e oculo – motoria, visuo – spaziali e visuo – percettive (incastri, costruzioni, tangram, puzzle, tetris, giochi di problem solving, labirinti, somiglianze e differenze, ecc.), grafomotorie (disegno, campiture, griffonages, segni prescritturali, tracciare linee varie all’interno di binari, ecc.)

Qualora incontriate alcuni o molti dei segni e dei sintomi sopra elencati nel vostro bambino, sarebbe opportuna una valutazione Neuropsicomotoria da parte di specialisti del settore.

 

Dott.ssa TNPEE Francesca Tabellione

 Dott.ssa TNPEE Erika D’Antonio

 

Bibliografia:

Learning disabilites, Boston, Haughton Mifflin Company (1993)

Socioemotional disturbancies of learning disablet children (Rorke, 1988)

Fisiologia del comportamento (Neil R. Carlson)

La disorganizzazione funzionale esecutiva alla base della dislessia

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Vi siete mai chiesti cosa c’è dietro il problema della lettura nei nostri bambini?
 
Cercheremo di elencarvi i punti più salienti per farvi comprendere la condizione dislessica (dislessia- disgrafia- discalculia) sotto un altro punto di vista: quello motorio- prassico!
Da un punto di vista neurofunzionale e neurobiologico, la condizione dislessica (dislessia- discalculia- disgrafia) è un disturbo funzionale e qualitativo nell’esercizio della lettura scrittura- calcolo, che si verifica a carico di una funzione esistente ma non ancora  automatizzata .
Questo vuol dire che il soggetto dislessico alterna buone e cattive prestazioni: la sua lettura è discontinua, disfluente, non coordinata; può leggere bene per una parte del testo e poi ricorrere alla lettura sillabica, lenta o piena di errori e di conseguenza perdere il senso di ciò che sta leggendo (la lentezza altera le sequenze spaziali e temporali del pensiero e la scarsa comprensione del testo é conseguente alla cattiva lettura o scrittura).
Il linguaggio non è alterato da un punto di vista fonologico, simbolico bensì motorio (esecutivo- sequenziale): le sostituzioni di foni, infatti, si manifestano all’interno delle parole poiché il dislessico percepisce le singole lettere (sebbene compia specularitá con p-q-d-b che interessano la dominanza laterale) ma non riesce a organizzarle in condizioni di rapidità, di ritmi alternati e di sequenze sovrapposte!
Anche il pensiero risulta lento e smarrito o intuitivo e brillante (diade funzionale). 
Pertanto, da un punto di vista motorio – prassico, la Dislessia si configura come un disordine delle prassie, interessando:
– le sequenze e la fluidità delle funzioni esecutive (motorie – percettive – coordinative, sequenziali, organizzative, autoregolative)
– la dominanza laterale (indica la specializzazione di un emisfero sull’altro e la sua corretta affermazione è indice di una buona efficienza dei circuiti neurali e degli scambi inter-emisferici)
– l’ organizzazione spazio- temporale.
La natura è essenzialmente neurocorticale: disordini a carico dei circuiti neurali e degli scambi inter- emisferici che sono interessati da un andamento randomizzato e lento, e che rallentano la reattività generale del soggetto e la messa in atto di strategie di autocontrollo (per tale ragione il dislessico è spesso precipitoso, alterna lentezza a precipitazione e manifesta una lentezza nei processi di frenaggio ).
Quali sono i sintomi precoci di una DISLESSIA SU BASE DISPRASSICA che possiamo ricercare/valutare a partire dai 5 anni, che ci permettono di capire meglio la situazione e di definire se si tratta di un disturbo specifico o secondario?
– lentezza motorio- prassica alternata a precipitazione 
– lentezza nell’incipit delle azioni
– goffaggine,  maldestrezza, scoordinamenti
– disturbi nell’orientamento/ organizzazione  spazio-temporale (sequenze spaziali e temporali, ordine/ disordine eccessivo, smarrimento negli spazi grandi, difficoltà con i concetti di prima- dopo, ieri-oggi- domani, giorni della settimana, ecc)
– impacci/ difficoltà nelle prassie fini e BIMANUALI (lavarsi, vestirsi, abbottonarsi, impugnare matite o posate, prendere al volo,ecc.)
– difficoltà nella memoria di lavoro/ sequenziale/ ordinata
– frequente labilità attentiva
– disordini verbali (nell’incipit  locutorio, inversioni di lettere o sillabe nelle parole: dialogo- diagolo, omissioni di lettere, sostituzioni di foni nelle parole, difficoltà nel parlare rapido o in parole lunghe, ecc.)
– difficoltà nell’eseguire più consegne in sequenza, nel battere ritmi
– difficoltà/lentezza/ impaccio negli schemi rotatori- crociati e motori, nei balli di gruppo, nella motricità rapida, nel salto di ostacoli, nell’equilibrio, nei giochi con la palla, nei coordinamenti oculo- motori, visuo- grafo- motori, balistici, nelle sinestesie percettivo o verbo- motorie
 -lentezza nei processi di autoregolazione/autocontrollo/ autoinibizione (comportamento impulsivo, dotato di insufficiente controllo, iperattività)
– frequente DISLATERALITÀ 
– insofferenza alla confusione,  all’affollamento e alla pressione, sensibilità alla iperstimolazione 
– difficoltà nell’inseguimento visivo / percettivo (di figure o oggetti che si muovono o di oggetti fermi mentre si muove l’osservatore)
– lentezza nell’adeguarsi ai cambi di ambienti/ attività/ giochi
Pertanto, è lecito chiederci: “la Dislessia riguarda un problema di lettura o del comportamento funzionale generale?”
Siamo abituati a vedere la Dislessia come un disturbo fonologico, di associazione suono-segno che tuttavia le neuroscienze hanno considerato “riduttivo”.
La Dott.ssa Angela Fawcett parte proprio dal prendere in esame  i sintomi secondari del comportamento dislessico e, analizzando i risultati delle neuroimmagini (studio PET), accosta la Dislessia all’ambito motorio e alle pertinenze del cervelletto, considerando i disturbi del linguaggio da un punto di vista sequenziale e articolatorio, degli automatismi di pronuncia, rendendo inadeguato il termine “fonologia”.
Questo basta per capire che solo con prove di lettura non si può definire il livello funzionale del singolo bambino, ma bisogna considerare i sintomi secondari come reali rilevatori del suo funzionamento.
Se si effettua quindi una valutazione più ampia, considerando anche gli aspetti MOTORIO-PRASSICI GLOBALI, si osserva come principale indicatore una LENTEZZA NELL’INCIPIT (avvio lento) DELL’AGIRE e difficoltà nei PROCESSI DI AUTOMATIZZAZIONE DELLE PROCEDURE.
E’ facile dedurre che, se non viene intrapreso un intervento precoce sugli aspetti sensori-prassico-motori in età prescolare, il bambino arriverà nella scuola primaria senza i necessari  requisiti per apprendere la letto-scrittura e con abilità non sviluppate o ben organizzate.
Nonostante la centralità dell’ipotesi del deficit fonologico, a livello cognitivo il problema che hanno evidenziato le ricerche attuali sembra molto più complesso: molte regioni del cervello sono coinvolte nell’acquisizione ed esecuzione delle abilità cognitive e motorie.
Prendiamo in considerazione e sintetizziamo i punti fondamentali della teoria della professoressa A. Fawcett:
– motricità e processi cognitivi (cognition: organizzazione e coordinamento del pensiero e dell’agire umano) è un sistema unico, pertanto bisogna agire a livello globale con il soggetto dislessico per riorganizzare i processi disfunzionali
– non usare pratiche lente e frammentate: rallentano l’agire, disperdono l’attenzione e gli automatismi. Il dislessico ha necessità di lavorare con elevata intensità su tutti gli ambiti: percettivi – cognitivi – coordinamenti motori/visuo-motori – linguaggio – memoria – attenzione – sinestesie – pensiero – organizzazione spazio-temporale, autoregolazione
– è fondamentale un intervento tempestivo precoce (età pre-scolare 3-5 anni), affinchè si possano costruire le BASI SENSORI-MOTORIE e gli AUTOMATISMI per prevenire o ridurre al massimo eventuali disordini successivi sugli apprendimenti e sulle funzioni esecutive umane del bambino.
 
Dott.ssa T.P.E.E. Francesca Tabellione
Studio di Riabilitazione Neuropsicomotoria
 
Bibliografia:Piero Crispiani, Angela Fawcett, Mauro Spezzi
 

SEMINARIO: l’importanza del corsivo nella didattica

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12 gennaio 2020 dalle 9 alle 13

I DCM NELLO SVILUPPO PSICOMOTORIO – VALUTAZIONE E RIABILITAZIONE NEUROPSICOMOTORIA

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25/26 GENNAIO BRINDISI

Stimolazione sensoriale per bambini iper o ipo attivi

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Nella nostra esperienza clinica riabilitativa e attraverso i colloqui con le insegnanti e i genitori, notiamo che la richiesta maggiore è quella di “calmare” quei bambini che manifestano una eccessiva reattività agli stimoli sensoriali esterni ed interni. Tuttavia, perché non prestiamo attenzione a quei bambini che hanno difficoltà a rimanere vigili e impegnati durante il giorno? Bambini che sono quasi sempre impegnati in giochi sedentari? Bambini che dobbiamo davvero fare di tutto per farli rimanere motivati e interessati?

Questo articolo nasce dall’ idea di proporre idee e  stimoli adatti a bambini che non riescono a stare fermi e che hanno una scarsa capacità di autoregolazione/ autoinibizione/ autocontrollo (disattenzione, iperattività, ipercinesia, impulsività),  ma allo stesso tempo adatti anche a quei bambini ipoattivi e “passivi” ( sono immobili nel banco, parlano solo se interrogati, ignorano gli oggetti e stimoli dell’ambiente, restano seduti anche durante i momenti ludici, hanno notevoli difficoltà a farsi coinvolgere nei momenti di gioco, non fanno trasparire alcune emozioni, scarse abilità sociali, posso andare incontro a depressione o a disturbi evitanti di personalità) che spesso vengono sottovalutati e non segnalati ai genitori.

Queste due categorie di bambini, seppur opposte, hanno bisogno di una serie di strategie affinchè possano avere successo in classe e nella vita adattiva.

 Ecco alcuni dei nostri esercizi per fornire degli input sensoriali per questi bambini!

Pre allertare il bambino circa le attività di movimento.

Quando si tratta di fornire input sensoriali attraverso il movimento, concentrarsi su attività di movimento più rapide e meno prevedibili piuttosto che su movimenti lenti, ritmici e lineari.

1) Saltare

Prova da un trampolino o tappeto elastico, salta sul posto

2 ) Rimbalzare

Prova a sederti su una palla “bobath” e rimbalzare mentre canti una canzone, pronunci i giorni della settimana o una sequenza di numeri

3)  Freeze movement

Ad un preciso segnale da parte della terapista, i bambini devono fermare il movimento( corsa striscio , gattonamento, cammino , salto) e riprenderlo ad un altro segnale.

4) Giochi Stop / Go

Semaforo a tre cerchi disposti nello spazio:

  • cerchio rosso (quando incontra il cerchio rosso il bambino deve fermarsi al suo interno rimanendo immobile),
  • cerchio verde (il bambino deve saltare tre volte all’interno dello stesso)
  • cerchio arancione (il bambino deve inibire questo colore, aggirando l’ostacolo).

5)  Attività motorie globali

  1. Il bambino deve saltare come una rana all’interno del cerchio
  2. camminare carponi all’interno di un tubo
  3. strisciare sotto un ponte
  4. camminare come un granchio sul materassino ( importante per il controllo posturale e per assumere la posizione seduta sulla sedia poiché i bambini utilizzano braccia e gambe per sostenere il tronco)
  5. rotolare da supino a prono e viceversa
  6. Camminata sui talloni alternata alla camminata sulle punte
  7. Gioco del ponte: il bambino deve sdraiarsi a terra tenendo le spalle appoggiate al suolo e le ginocchia piegate, gli si chiede di alzare solo il bacino(deve rimanere in questa posizione per circa 5/10 secondi)
  8. Posizione di Superman: il bambino deve assumere la posizione prona con le braccia e le gambe completamente estese; ciò favorisce l’acquisizione della percezione corporea(schema corporeo), il rafforzamento dei muscoli tonico-posturali(schiena) e il potenziamento dello sviluppo motorio-globale
  9. Far rotolare un cerchio spingendolo con la mano tesa per poi corrergli a fianco
  10. Far roteare un cerchio davanti a sè come una trottola e mentre oscilla entrarvi e uscire senza urtarlo
  11. Muoversi liberamente nello spazio utilizzando un foulard o una palla di spugna
  12. Correre più velocemente possibile per raggiungere un traguardo
  13. Camminare in fretta/lentamente in base al ritmo musicale

 

6)   Giochi propriocettivi e di equilibrio: l’altissimo numero di impulsi propriocettivi inviati al cervelletto e al sistema extra-piramidale consentono enormi progressi a chi necessita di  interiorizzare il proprio schema corporeo e i propri automatismi motori

  • camminare seguendo una linea tracciata sul pavimento o avanzare sulla stessa a balzelli come un canguro sia in avanti che all’indietro
  • camminare ad occhi chiusi da un punto A della stanza ad un punto B ,
  • marciare come un soldatino sollevando bene il ginocchio e il braccio controlaterale,
  • attraversare la stanza saltellando su un solo piede in avanti e all’indietro,
  • attraversare brevi spazi, stando in equilibrio su ceppi,
  • rimanere in equilibrio per qualche secondo su tavole basculanti (occhi aperti e chiusi)
  • camminare sui cuscini di equilibrio disposti in fila alternando il tallone di un piede contro la punta dell’altro
  • camminare/correre sul materassini ad acqua

7) Giochi per le attività motorie in posizione prona

  • con i gomiti poggiati a terra spingere una palla di diverse dimensioni avanti e indietro
  • disegnare , colorare, leggere o fare puzzle assumendo la posizione prona
  • dalla posizione prona alzare il braccio e la gamba controlaterale per una durata di 5/10 secondi

8) Giochi per attività motorie in posizione supina

  • flettere le ginocchia e toccarle con entrambe le mani
  • con braccio destro toccare il ginocchio sinistro e viceversa
  • il bambino deve afferrare e sfilare/infilare gli anelli dai suoi piedi
  • partendo da una posizione con braccia flesse, il bambino deve afferrare la palla che gli viene lanciata dal terapista

9) Attività tattili (DELACATO)

Il terapista può effettuare su tutto il corpo del bambino (escluso pancia , genitali e viso) :

  • Tocco leggero/forte
  • Vibrazione
  • Sfioramento
  • Picchiamento
  • Schiacciamento dei singoli polpastrelli delle dita (mani e piedi)

10) Attività visive (DELACATO)

Il terapista esegue sul bambino esercizi con fonti luminose:

  • Penna luce bianca non led (fermare la luce per 5 secondi in ogni angolo dell’occhio)
  • Penna luce colorata (far ruotare la luce per 5 secondi davanti all’occhio destro e poi davanti all’occhio sinistro)
  • Inseguimento visivo di un oggetto in movimento (senza compenso del capo) e fissazione per circa 5 secondi di un oggetto immobile.

Pertanto è fondamentale una valutazione e un intervento tempestivo al fine di limitare eventuali ripercussioni sugli apprendimenti scolatici e sulla vita adattiva/socio-emotiva del bambino.

Neuropsicomotriciste –  Psicomotriciste dell’Età Evolutiva –  Relatrici- Ideatrici di schede operative

Dott.ssa Erika D’Antonio

Dott.ssa Francesca Tabellione

WORKSHOPO #PNEV

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Introduzione a PNEV – Stimolazione visiva e uditiva

L’Optometria funzionale;
Test neurovisivi in ambito logopedico, psicomotorio ed educativo;
Ruolo della stimolazione uditiva nei DSA;
Importanza dell’insegnante in ambito educativo;

Il WORKSHOP è rivolto a Medici Medicina Generale, Neuropsichiatri Infantili, Foniatri, Psichiatri, Pediatri, Psicologi, Logopedisti, TNPEE, Fisioterapisti, Tecnici della riabilitazione psichiatrica, Educatori professionali, Optometristi (uditori), Infermieri, Assistenti sociali (uditori), Docenti e tutti i professionisti che si occupano di apprendimento.

Si terrà Sabato 29 Febbraio e Domenica 1 Marzo 2020 presso STUDIO DI RIABILITAZIONE NEUROPSICOMOTORIA – VIA RAMIRO ORTIZ, 26 | 66100 | CHIETI SCALO

La sessione del sabato avrà luogo dalle ore 09:00 alle 13:00 dalle 15:00 alle 19:30
La sessione della domenica si svolgerà dalle ore 09:00 alle ore 13:00

Il workshop è riconosciuto come corso di aggiornamento dal MIUR. La frequenza al corso di formazione dà diritto ai docenti al rilascio dell’attestato di partecipazione riconosciuto dal MIUR e valido ai fini della formazione obbligatoria docenti.
Qualora i docenti fossero interessati all’attestato MIUR, lo stesso è fruibile attraverso i buoni “carta docente”.

Il corso è, inoltre, accreditato per la formazione continua in medicina (E.C.M.).

Il costo delle due giornate di formazione è fissato in:
– € 120,00 solo per uditori
– € 150,00 docenti con rilascio attestato MIUR
– € 160,00 professionisti sanitari con rilascio crediti ECM (15,1 CREDITI)
– € 200,00 per chi necessita di entrambe le attestazioni (ECM + MIUR)

Per confermare le vostre prenotazioni potrete effettuare direttamente il versamento tramite bonifico bancario; al ricevimento dello stesso, vi verrà inviata la conferma prenotazione.

Potete effettuare il versamento tramite le seguenti coordinate bancarie:

BENEFICIARIO: THE ORGANISM
BANCO BPM S.P.A.
IBAN: IT 54 G 05034 76480 000000002141
CAUSALE: (NOME), (COGNOME), CONTRIBUTO PER PROGETTO INTRODUZIONE A PNEV

Vi preghiamo di mandarci una e-mail all’indirizzo fornito qualora necessitiate dell’attestato docenti MIUR, specificando i vostri dati.

Per tutte le info e le prenotazioni:
Tel. 329.4565965
Mail: studiotheorganism@gmail.com

I REQUISITI DELL’APPRENDIMENTO

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In questo articolo ci preme porre attenzione sui REQUISITI DELL’APPRENDIMENTO importanti soprattutto per, eventualmente, identificare precocemente DSA.

QUALI SONO I REQUISITI DELL’APPRENDIMENTO?

Sono funzioni e abilità specifiche, che si sviluppano molto prima dell’ingresso del bambino alla scuola primaria e che si rivelano necessarie e fondamentali per un corretto processo di apprendimento durante il periodo scolare.

Ogni apprendimento scolastico di base (lettura, scrittura e calcolo) presenta dei prerequisiti specifici, poiché diverse sono le abilità necessarie per ciascuno di questi apprendimenti.
Le ABILITÀ DI BASE della LETTURA e SCRITTURA sono le seguenti:

  • memoria a breve termine;
  • attenzione sostenuta e selettiva;
  • motricità globale e fine
  • coordinazione occhio-mano: lo sviluppo adeguato di questa funzione permette lo sviluppo di un buon grafismo;
  • movimenti oculari 
  • categorizzazione e generalizzazione

Per quanto riguarda invece le ABILITÀ DI BASE del CALCOLO si possono citare

  • memoria di lavoro
  • attenzione selettiva e sostenuta
  • conoscenza della sequenza verbale dei numeri, appresa tramite giochi o canzoni
  •  accoppiamento del numero all’atto del contare, ovvero indicare con il dito ogni oggetto contato;
  • riconoscimento della grandezza numerica di un insieme e confronto insiemi di numerosità diversa
  • confronto numeri diversi;
  • messa in sequenza crescente o decrescente insiemi con diverse quantità

Tutto questo insieme di requisiti, se presente nel bambino ad un livello adeguato, gli permetterà di affrontare con le giuste risorse per l’ingresso alla scuola primaria e il lungo percorso di apprendimento.

COSA OSSERVARE PER INDIVIDUARE PRECOCEMENTE LA POSSIBILITA’ CHE UN B.NO SVILUPPI UN DSA?

Le difficoltà nelle competenze comunicativo-linguistiche, motorioprassiche, uditive e visuospaziali, DI coordinazione (impugnatura corretta della matita, adeguata motricità fine), capacità di memoria (ricordare la propria età, il proprio indirizzo, il nome di compagni di classe) in età prescolare sono possibili indicatori di rischio di disturbi specifici dell’apprendimento, soprattutto in presenza di una anamnesi familiare positiva. Nella fascia 3-5 anni i bambini dovrebbero aver sviluppato determinate abilità.

Tuttavia, individuare precocemente eventuali abilità carenti, darà la possibilità di intervenire tempestivamente con attività di potenziamento e prevenire possibili difficoltà scolastiche future. 

Neuropsicomotriciste – Psicomotriciste funzionali –  Formatrici – Ideatrici di schede operative

Dott.ssa Francesca Tabellione 

Dott.ssa Erika D’Antonio