‼ CAPIRE LA MENTE DI UN BAMBINO DISLESSICO‼

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 CAPIRE LA MENTE DI UN BAMBINO DISLESSICO

? Prestazioni scolastiche, quali sono gli alunni efficienti e quali sono gli alunni dislessici, strategie e consigli, dall’organizzazione alla disorganizzazione neurologica funzionale

La dislessia, secondo la teoria prassico-motoria, è un disturbo delle prassie, con particolare riferimento alle sequenze e alla fluidità delle funzioni esecutive e con interessamento della dominanza laterale e DELL’ORGANIZZAZIONE spazio-temporale (la natura motoria della dislessia è sottolineata vari da autori quali Orton, Ajuriaguerra, Chiarenza, Nijokiktjien, Stamback, Crispiani, Simonetta, ecc.)

Il problema dislessico risiede nella compromissione degli automatismi, ovvero dell’esercizio fluente e coordinato, della letto-scrittura.

? Chiarenza, nel cervello dislessico, ha rilevato sul piano neurofisiologico non un danno alle zone corticali bensì un disturbo dei circuiti neurali corticali e una bassa attività elettrica cerebrale che coinvolge anche l’efficienza degli scambi interemisferici, che sono interessati da una andamento randomizzato (lento), discontinuo, disfluente e che causa, come conseguenza, un rallentamento delle funzioni e dei processi esecutivi e un disturbo funzionale nelle prassie.

? QUAL È L’INTERVENTO EDUCATIVO PIÙ IDONEO PER UN DISLESSICO?Gli interventi riabilitativi e/o educativi dovrebbero prevedere strategie e attività rapide, simultanee e intensive per consentire la NEUROATTIVAZIONE-POTENZIAMEMTO- STABILIZZAZIONE DEI CIRCUITI CEREBRALI, stimolando la plasticità cerebrale e aumentando l’attività elettrica per ottenere una velocizzazione NELL’ INCIPIT DELL’ AGIRE UMANO: in tal modo, velocizziamo il bambino dislessico in tutte le sue prestazioni, corporee, percettive, emotive, intellettive, scolastiche.

⚠️ DA FAVORIRE DURANTE LA PRESTAZIONE SCOLASTICA

Dobbiamo aiutare il b.no dislessico a:

 formulare mentalmente un piano di azione (pianificare il compito)
 coordinare un’azione intenzionale
 favorire l’esecuzione di più funzioni in contemporanea (sinestesie)
 spostare e mantenere l’attenzione e migliorare la memoria di lavoro
 favorire i processi di autoregolazione/autocontrollo/autoregolazione inibendo reazioni impulsive
 incrementare la sequenzialità delle azioni o prestazioni
 generare nuove strategie e migliorare il problem-solving
 concettualizzare e generalizzare il proprio sapere
 costruire mappe e schemi nello studio (le forme sintetiche sono utili nelle spiegazioni così l’alunno dislessico può comprendere senza smarrirsi nelle sequenze) ma esporre in forme verbali estese
 favorire la fluidità esecutiva (giusta velocità, rapidità dell’incipit, rapidità dell’autocorrezione, scarse interruzioni) nelle prestazioni scolastiche e prassico-motorie
 favorire la lettura globale, predittiva, lessicale, la narrazione, il dettato verbale via via più lungo, il calcolo orale rapido, la scrittura di numeri a più cifre, la memorizzazione delle tabelline in ordine casuale, la scrittura in corsivo fluida (parole intere) e le abilità grafomotorie, il movimento nella linea dei numeri e del tempo, l’incolonnamento, consentire la lettura in obliquo (poiché si riduce il lavoro sx-dx sempre difficoltoso nei dislessici), segmentare il testo dei problemi matematici (senza “frammentare”)

⚠️ DA EVITARE ?

 La scrittura o la lettura di singole lettere e sillabe
 Forme di lettura e scrittura ad approccio analitico-sintetico (per fusione di lettere e sillabe)
 La lettura forzata ad alta voce
Evitare l’uso della calcolatrice o sintetizzatori vocali (ad eccezione di prove finali)

 la pressione temporale nell’esecuzione di compiti
 i lavori di gruppo, lo studio mnemonico, il lavoro su tabelle poco ordinate, prove a risposta multipla (disperdono l’attenzione del bambino)
 i riassunti: un questo modo non aiutiamo il bambino dislessico a sviluppare un metodo si studio efficace. Ricorrere ai riassunti non porta a una concettualizzazione del sapere che deve essere costruito a livello metacognitivo per raggiungere la competenza
 Lezioni lente, lunghe, senza pause o momenti di recupero con domande di monitoraggio, riformulazioni, ripetizioni di ciò che si sta spiegando, non sono utili poiché:

 non incrementano l’attività elettrica del cervello
 provocano una dispersione dell’attenzione portando a uno “smarrimento cognitivo” dell’alunno dislessico
 non stimolano la memoria di lavoro, l’organizzazione delle conoscenze e la pianificazione delle risposte adeguate al contesto
 non favoriscono la metacognizione, ovvero la riflessione sul proprio pensiero, il controllo e la regolazione delle attività richieste dai compiti mentali

 

Articolo redatto dalla Dott.ssa Francesca Tabellione
a cura dellaDott.ssa Erika D’Antonio

(Bibliografia: Crispiani, Spezzi)

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