CONOSCERE IL CERVELLO INFANTILE – MOTRICITÀ E LINGUAGGIO NELLA FASCIA 0-6 ANNI: FASI DI SVILUPPO E PROPOSTE OPERATIV

CONOSCERE IL CERVELLO INFANTILE – MOTRICITÀ E LINGUAGGIO NELLA FASCIA 0-6 ANNI: FASI DI SVILUPPO E PROPOSTE OPERATIV

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Nel periodo che va dalla nascita ai 6 anni, il bambino ha una mente che viene chiamata ASSORBENTE (Montessori), ovvero è capace di assorbire tutti gli stimoli sensoriali dell’ambiente circostante. In questo periodo il bambino sviluppa il pensiero concreto e non quello astratto (che svilupperà più tardi).
 
Dalla nascita ai 6 anni, inoltre, sono presenti diversi sottoperiodi, definiti sensibili, in cui è più facile e innato sviluppare capacità fondamentali come il linguaggio. Noi professionisti/educatori/genitori dobbiamo sfruttare al massimo questo periodo (dagli 0 ai 6 anni) per indurre il bambino a fare da solo, a relazionarsi adeguatamente al mondo concreto, a costruire quell’ordine mentale necessario per la sua indipendenza e autostima.
 
Bisogna intervenire il meno possibile e lasciare il bambino libero di decidere, di sperimentare, anche di sbagliare e intervenire solo in caso di necessità o bisogno. Considerare che ogni bambino è unico, e ognuno ha i propri tempi e modi di acquisizione.
 
IL MOVIMENTO
 
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Perché il movimento è così importante?
 
Il bambino impara a muoversi, prima gattonando, poi reggendosi in piedi con appoggio, poi camminando e correndo.
 
Solo attraverso il movimento, egli scopre l’orientamento, le distanze, l’organizzazione spazio-temporale, acquisisce la conoscenza e la padronanza del proprio schema corporeo. Senza movimento non c’è esplorazione né crescita emotiva, relazionale e cognitiva.
 
 PROPOSTE PER FAVORIRE LO SVILUPPO MOTORIO
 
Appena nato, il bambino fa movimenti del tutto casuali, con i piedi, con le mani e a volte gira un po’ la testa. Non è capace di rotolare o girarsi.
 
Attorno ai 2/3 mesi, dopo aver afferrato o toccato per caso diversi oggetti, i movimenti diventano più volontari. In questa fase è importante mostrare al piccolo dei giochi stimolanti, colorati o rumorosi.
 
È importante far assumere al bambino la posizione prona (a pancia in giù) su un tappeto: permette di sviluppare i muscoli del collo, delle spalle e della schiena poiché il piccolo è spinto ad alzare la testa. Tuttavia, a pancia in giù un bimbo piccolo va tenuto per poco tempo: quando dorme o quando è da solo, questa posizione è sconsigliata poiché è spesso responsabile della Sids (sindrome da morte in culla, problema gravissimo di cui non si conoscono ancora bene le cause ma di cui si sono trovati fattori di rischio e di protezione).
 
A partire dai 3 mesi, possiamo utilizzare giochini rumorosi e incoraggiarlo a girarsi su un fianco o sull’altro.
 
Dai 6/7 mesi, alcuni bambini iniziano a gattonare o comunque a muoversi
nello spazio circostante, altri strisciano o fanno movimenti differenti. Altri ancora camminano saltando la tappa del gattonamento o dello striscio.
 
Fra i 6 e i 12 mesi, la stimolazione è ancora fondamentale: è consigliato, in terapia e a casa, avere diverso materiale quali cubetti, sonagli, mattoncini colorati, lego, birilli, cuscini morbidi, tappetini sensoriali con cui il bambino può fare esperienza sensori-motoria, tattile, manipolativa.
 
Verso i 12 mesi circa, il bambino inizia a camminare, prima con appoggio poi sempre più autonomamente. In questa fase possiamo osservare notevoli cadute o perdite di equilibrio poiché il bambino sta imparando a controllare maggiormente il proprio corpo e ad “auto-equilibrarsi”. Non bisogna utilizzare il girello in quanto dannoso poiché:
 
– interferisce in modo negativo sullo sviluppo psicomotorio
 
– impedisce al bambino di sperimentare le cadute e quindi di sviluppare un corretto senso dell’equilibrio
 
– non consente al bimbo di guardarsi gambe e piedini
 
– non gli permette di afferrare gli oggetti
 
– può obbligare il piccolo a una posizione che preme troppo sull’anca e indurlo a camminare “in punta di piedi”.
 
Fino agli 11/12 mesi sarà dunque importante che il bambino sperimenti ogni tipo di movimento e utilizzare anche la musica per favorire il senso del ritmo, che aiuta ad acquisire equilibrio e coscienza del proprio corpo. Ricordiamo che il ritmo è fondamentale sia per un corretto sviluppo psicomotorio che cognitivo (apprendimenti scolastici).
 
Verso i 2 anni, quando il cammino sarà acquisito, può essere consigliata una bicicletta di legno senza pedali, pensata per insegnare al bambino l’equilibrio.
 
Pertanto, per tutto il periodo cruciale dell’infanzia (0-6 anni), incentivate ogni tipo di attività all’aria aperta: ad esempio portate il bambino al parco e fatelo giocare con scivolo, altalene, incentivate tutte le attività che prevedono movimenti rapidi e lenti, salti, lanci con la palla, capriole, corsa con oggetti in mano o senza, rotolamenti da un lato all’altro, attività che prevedono manipolazione di diversi materiali ed esplorazione tattile di diverse consistenze. Vediamo in dettaglio alcuni giochi.
 
GIOCHI DI MOVIMENTO (0-4 ANNI)
Sono tanti e vari i giochi di movimento che possiamo proporre in questa fascia d’età, consigliandoli non sono a professionisti/educatori ma anche a insegnanti e a genitori.
 
Ne citiamo alcuni.
1. Provate a incollare sul pavimento alcune strisce di nastro o carta adesiva, tutte alla stessa distanza o a distanze diverse: si può invitare il bambino a saltare, evitarle, toccarle, mettere un piede su una e l’altro su un’altra. In questo modo stiamo facendogli sperimentare i propri movimenti.
 
2. Mettere un fazzolettino appallottolato in testa al bambino e poi incitatelo a muoversi, cercando di non far cadere il fazzolettino o di prenderlo al volo ogni volta che scivola.
 
3. Costruite una ruota con varie finestrelle e una lancetta. Chiedete al bambino di girare la lancetta e compiere l’azione scritta sulla finestrella su cui la lancetta si ferma. Nelle finestrelle potete scrivere azioni semplici (saltare, stare fermi, correre, strisciare, gattonare, ecc), oppure azioni che mimano animali o semplicissimi schemi crociati alternati.
 
4. Realizzate percorsi da seguire con un inizio e una fine utilizzando sedioline, birilli, mattoncini, tappetini, cerchi, cuscini di varia consistenza e invitate il bambino a realizzarlo con modalità sempre differenti (occhi chiusi, aperti, strisciando, saltando, correndo, camminando, ecc.).
 
5. Possiamo consigliare anche esercizi di rilassamento o yoga per prendere coscienza del proprio corpo o attività sportive come danza, karate, calcio, rispettando sempre i ritmi e la volontà del fanciullo.
 
 IL LINGUAGGIO
 
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L’ apprendimento del linguaggio inizia e procede in modo non certo lineare, bensì a salti (Montessori), attraverso creatività, esplosioni del linguaggio improvviso, regressioni, di nuovo progressi in avanti, il tutto seguendo la formazione del cervello, che in questi anni è in pieno fermento.
 
Dopo le varie esplosioni del vocabolario, attorno ai 2 anni e mezzo, inizia l’organizzazione in categorie e strutture. La Montessori distingue due fasi linguistiche:
 
– fase prelinguistica (dalla fase di feto, quindi nella vita prenatale, all’anno di età)
– fase linguistica (dai 12 ai 36 mesi circa).
 
a. La fase prelinguistica inizia già durante la gestazione materna, in cui il feto comincia a sentire i rumori e la voce materna. Ci sono diversi esperimenti che dimostrano che i neonati sanno riconoscere la voce materna e la distinguono dalle altre.
 
Il bambino è programmato per comunicare, è interessato sin da subito alle voci umane e si sofferma sui visi umani più che su ogni altra cosa.
Attorno ai 2 mesi e mezzo/3 mesi, il piccolo avvia la vera comunicazione diadica, ovvero la comunicazione a due, solitamente con la mamma, riuscendo a rispettare i turni di parola. In questa fase la laringe è abbastanza sviluppata per permettere modulazioni di voce e il bimbo è capace di mantenere lo sguardo.
 
Verso i 6 mesi, talvolta un po’ prima, inizia la lallazione, cioè la fase in cui il bambino pronuncia consonanti e vocali ripetutamente ma senza avere consapevolezza del significato delle parole (ma-ma, ta-ta, da-da).
 
Le prime forme di consapevolezza e comprensione autentica del linguaggio compaiono tra 8 e 12 mesi. In questa fase il piccolo riesce a rispondere si o no (in genere il no viene prima del si) e rispondere a semplici richieste quali “batti le manine, fai ciao con la mano..”.
 
Verso i 12 mesi, in genere, pronuncia le prime parole che riguardano
persone o cose comuni della vita del piccolo (mamma, papà, pappa, fratello): sono parole che racchiudono un intero contesto/situazione (compare l’olofrase o frase intera).
 
b. La fase linguistica avviene tra i 12 e i 36 mesi e, al suo interno, bisogna distinguere una:
– Fase locutoria (12-22 mesi)
– Fase delocutoria (22-36 mesi).
 
Durante la fase locutoria il bambino utilizza la stessa parola per definire cose diverse o viceversa, ed è una fase di grande sperimentazione in cui il piccolo realizza frasi semplici composte da soggetto + verbo (“mamma mangia”).
 
Dai 2 anni si assiste ad una esplosione del vocabolario in cui il bimbo impara fino a 6/9 parole nuove al giorno, e le frasi nucleari diventano sempre più lunghe, il bambino è in grado di dire come si sente e se qualcuno è felice o triste.
 
A partire dai 3 anni, il bambino inizia ad utilizzare la prima persona per parlare di sé (prima dei 3 anni utilizzava la terza persona): le frasi diventano più complesse, si comincia ad utilizzare il plurale e i pronomi al posto anche delle altre persone (invece di dire “papà mangia dice tu mangi”).
 
PROPOSTE PER FAVORIRE LO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO (0-6 ANNI)
 
1. Utilizzare libri illustrati che parlino di cose e storie concrete
 
2. Usare piccoli animaletti e nominarli o suddividerli in categorie. Stessa modalità con oggetti di vita quotidiana
 
3. Utilizzare un linguaggio semplice, lineare, chiaro quando si parla. Enfatizzare le parole principali. Mettersi alla stessa altezza del bambino in modo che egli possa vedere la vostra bocca quando parlate per imitare/articolare i suoni. Chiamare le cose con i loro nomi, ad esempio non dire frutta se stiamo mostrando al bimbo una mela.
 
4. Ripetere le paroline quando il bambino pronuncia in maniera errata una frase, senza dirgli che ha sbagliato a pronunciarle. Non essere peró troppo ridondanti!
 
5. Categorizzare anche a seconda dei suoni: mettere insieme oggetti che iniziano con lo stesso suono e fatelo notare al bimbo.
 
6. Usare le carte della nomenclatura, con disegni di oggetti-animali-persone con cui il bambino deve giocare e sperimentare. Poi, a seconda dell’età, si può chiedere dove sia il cane, la palla, il sole, ecc. Dai 2 anni e mezzo/3, sono utili anche le carte delle emozioni che mirano a riconoscere le espressioni/sensazioni emotive e carte che stimolano l’immaginazione, il pensiero e la semplice resocontazione raccontando storie.
 
7. Gioco del silenzio montessoriano: consiste nello stare fermi e zitti per circa 30 secondi con gli occhi chiusi. Successivamente invitare il bambino a dire quali rumori ha sentito durante questo silenzio (rumore delle macchine, cinguettio degli uccelli, ecc.). Tale esercizio mira a favorire la concentrazione, la percezione del proprio corpo e dell’ambiente circostante.
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Dott.ssa Francesca Tabellione
Dott.ssa Erika D’Antonio
Tnpee, psicomotriciste funzionali, terapiste itard, supervisori, ideatrici di libri e schede educative/riabilitative

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