DISLESSIA E DISTURBI NEUROPSICOMOTORI

DISLESSIA E DISTURBI NEUROPSICOMOTORI

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Abbiamo più volte parlato di dislessia e disprassia nei nostri articoli precedenti (li potete trovare sul nostro sito) ma in questo articolo vorremmo dedicarci soprattutto alla correlazione tra la dislessia e i disturbi neuropsicomotori.
 
La dislessia è una difficoltà di apprendimento della lettura che viene di solito evidenziata quando il bambino frequenta la scuola elementare, sebbene i requisiti disfunzionali possano essere riconosciuti già nel periodo prescolare. È un disturbo spesso associato a disgrafia e discalculia e non solo influenza il rendimento scolastico ma può portare anche a turbe della personalità e influenzare tutto l’agire della persona (motorio- cognitivo- relazionale).
 
Nella scuola elementare il bambino dislessico viene erroneamente considerato pigro o svogliato mentre egli si trova a dover fronteggiare i suoi problemi: le sue difficoltà di apprendimento vengono sottovalutate, si sente frustrato e perde ogni fiducia nelle proprie potenzialità. In famiglia, anche i genitori talvolta assumono un un atteggiamento affettivo ostile nei suoi confronti.
 
Questi fattori contribuiscono a instaurare nel bambino un complesso di inferiorità che può diventare tanto più grave quanto più a lungo verranno ignorate le vere difficoltà che il bimbo incontra.
 
Bisognerebbe accertarsi, soprattutto nell’ultimo anno di scuola materna, se il bambino possiede tutti i requisiti che sono alla base della LETTO-SCRITTURA e per prevenire eventuali disturbi specifici di apprendimento.
 
La maggior parte degli autori concordano nel definire dislessico un bambino che non ha deficit sensoriali e che possiede una intelligenza nella media o superiore alla stessa, sebbene le sue prestazioni di lettura siano inferiori alla media per la sua età.
 
Kocher distingue una “dislessia specifica” da una “dislessia evolutiva”: per specifica intende le difficoltà che il bambino incontra nella letto-scrittura, mentre il suo rendimento risulta soddisfacente negli altri settori. Per evolutiva vuole indicare la stessa difficoltà che poi tende ad attenuarsi e scomparire con gli anni. Si dovrà sospettare una dislessia quando, a parte le difficoltà di letto-scrittura, il rendimento generale del bambino in campo scolastico non è quello atteso rispetto alla sua età cronologica.
 
Nella lettura del dislessico si evidenzia una lentezza, incertezza, ripetizioni di una sillaba o di una parola. Spesso il bambino salta da una riga all’altra, perde il segno, sbaglia nell’andare a capo, necessita di seguire il testo con il dito. Inoltre leggendo compie numerosi errori di inversioni di lettere o sillabe, soppressione di lettere, incapacità di discriminare forme che differiscono leggermente tra loro (n-m, a-e, r-z), confusione di forme uguali ma diversamente orientate nello spazio (p-q-d-b-u-n), sostituzioni di parole con altre simili per suono, disgrammatismo (alterazione del genere, numero, nome, tempi dei verbi), mancata lettura dei segni della punteggiatura, accenti, parentesi.
 
Eziopatogenesi
 
La dislessia ha una eziopatogenesi complessa per le diverse implicazioni che essa coinvolge: fattori organici, funzionali, ecc. Tra le cause principali, possiamo citare:
 
– disturbi di linguaggio
– disturbi della percezione visiva
– disturbi della percezione uditiva
– difficoltà di lateralizzazione
– disturbi dello schema corporeo
– disturbi di strutturazione spazio-temporale e del ritmo
– disturbi di simbolizzazione
– disturbi di memoria.
 
1. DISTURBI DI LINGUAGGIO
 
Il rapporto tra dislessia e linguaggio è molto stretto, tanto che la dislessia si può considerare come una forma di ritardo di linguaggio, poiché le difficoltà di organizzazione percettivo-motoria e linguistica che ostacolano la buona acquisizione del linguaggio verbale, rendono più o meno difficile il passaggio dall’espressione orale a quella scritta. Un vocabolario esteso e differenziato, stimolato adeguatamente dall’ambiente familiare, offre al bambino maggiore possibilità di comprensione e di espressione e dunque una valida base per l’apprendimento della lettura. È inevitabile che disturbi del linguaggio in età scolare influiscano negativamente sui processi di lettura e scrittura. Spesso i disturbi di linguaggio si accompagnano ad un lento sviluppo dell’intelligenza e di conseguenza il bambino manifesta uno sviluppo inadeguato delle seguenti funzioni: simbolica, strutturazione spazio-temporale, capacità di astrazione.
I disturbi del linguaggio comprendono difetti di pronuncia ed errori nell’accordare il numero, il genere, assenza completa di sintassi, tutti errori conseguenti a disturbi della formulazione del pensiero e della funzione simbolica (requisiti importanti per la lettura, comprensione del testo, ortografia). Di conseguenza è del tutto prematuro incominciare l’apprendimento della lettura con i bambini che hanno un grave ritardo nel linguaggio essendo questo una condizione necessaria ad ogni ulteriore acquisizione.
 
2. DISTURBI DELLA PERCEZIONE VISIVA
 
I disturbi della percezione visiva comportano delle difficoltà di apprendimento della lettura e scrittura. Essi riguardano:
 
– la coordinazione visuo-motoria: il bambino con difficoltà in questo aspetto manifesta problemi nella successione spazio-temporale, da sx a dx e dall’alto al basso. Tale fenomeno si riscontra soprattutto nei mancini o nei bimbi con una lateralizzazione non ben strutturata, oppure in soggetti con una immaturità psicomotoria, soprattutto nello schema corporeo e nell’orientamento spaziale
 
– la percezione figura sfondo: il bambino avrà problemi nella lettura in quanto non riuscirà ad isolare una lettera da una parola o una parola dalla frase né a spostare l’attenzione da uno stimolo all’altro
 
– la costanza percettiva: il bambino può fare fatica a riconoscere le lettere simili nella forma (m-n-a-e) o nelle dimensioni (i-l)
 
– le posizioni spaziali: il bambino può presentare difficoltà nelle forme speculari (b-d-p-q). Per prevenire tali difficoltà bisogna proporre al bambino attività sul riconoscimento di semplici figure diversamente orientate per poi passare al segni o simboli
 
– le relazioni spaziali: il bambino potrà fare inversioni come “al anziché la”, “perghiera anziché preghiera”, poiché farà fatica a discriminare la relazione spaziale tra le lettere.
 
3. DISTURBI DELLA PERCEZIONE UDITIVA
 
Tali bambini hanno un udito normale, ma presentano un difetto nella percezione di un suono, soprattutto quando si tratta di distinguere certi suoni acusticamente simili tra di loro quali p-b, t-d, f-v, s-z. La conseguenza è un ritardo di parola che può manifestarsi sia nel linguaggio ripetuto che in quello spontaneo.
 
4. DISTURBI DI LATERALIZZAZIONE
 
La dislessia è spesso associata anche con i disturbi della lateralità e con il mancinismo.
 
Diversi autori hanno ritenuto i disturbi della lateralità manuale come causa principale della dislessia. È inoltre accertato che non è tanto il mancinismo ad avere significato nell’eziopatogenesi della dislessia, ma una lateralità ancora non ben definita, espressione di una non chiara dominanza cerebrale. Sul piano dell’apprendimento della letto-scrittura i bambini non bene lateralizzati a dx o a sx presentano delle difficoltà come: confusione di lettere simili per forma ma con diverso orientamento, inversioni di lettere o sillabe nelle parole, inversioni di cifre, rovesciamento di lettere e di cifre.
 
5. DIFFICOLTÀ NELLA FORMAZIONE DELLO SCHEMA CORPOREO
 
Il bambino per avere un buon orientamento e una buona organizzazione spaziale deve possedere una precisa conoscenza dello schema corporeo. Vi sono bambini che a 9-10 anni non hanno una sufficiente padronanza corporea e non ne sanno riconoscere la parte dx e quella sx. Questo impedisce loro di pianificare la sequenza di movimenti necessari per eseguire una prassia.
 
6. DIFFICOLTÀ DI STRUTTURAZIONE SPAZIO-TEMPORALE E DEL RITMO
 
Nel bambino dislessico la cattiva organizzazione spaziale si manifesta con difficoltà nel mettere in relazione le diverse parti del corpo tra di loro. Ogni elemento della lettura, preso isolatamente, è quindi correttamente percepito ma i rapporti che il bambino stabilisce tra i vari elementi sono instabili. Per tale ragione il bambino può compiere inversioni cinetiche come leggere “pa al posto di ap” e presentare disturbi di percezione e riproduzione di strutture ritmiche.
 
7. DISTURBI DI MEMORIA
 
Ci sono bambini che fanno fatica a comprendere un testo. Per evitare ciò è necessario che lo sguardo preceda l’articolazione, altrimenti la lettura viene scandita in sillabe o in parole, diventando stentata e comportando una discomprensione del testo. È il tipico caso del bambino che legge ta-vo-lo e non è capace di comprendere la parola tavolo. Una delle caratteristiche del bambino dislessico è infatti quella di soffermarsi a lungo su una sillaba o su una parola difficile.
 
8. DISTURBI AFFETTIVI
I disturbi affettivi non sono quasi mai primari ma secondari alle difficoltà di apprendimento. Si possono avere bambini che manifestano:
– reazioni di opposizione, caratterizzate da apatia, disinteresse, inibizione, talvolta anche mutismo o al contrario aggressività, gelosie
– ansietà, caratterizzata da una preoccupazione eccessiva per il lavoro scolastico, con tics che appaiono durante la frequenza scolastica e scompaiono durante le vacanze.
 
Un atteggiamento ansioso o poco gratificante peggiora la situazione fino a portare a un vero e proprio rifiuto scolastico. Un atteggiamento intelligente, comprensivo invece è spesso il modo per agire positivamente verso un recupero il più possibile ottimale delle funzioni.
 
Dott.ssa Francesca Tabellione
Dott.ssa Erika D’Antonio
Tnpee, psicomotriciste funzionali, terapiste itard, supervisori, ideatrici di libri e schede educative/riabilitative

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