EVOLUZIONE E STRUTTURAZIONE SPAZIO-TEMPORALE

EVOLUZIONE E STRUTTURAZIONE SPAZIO-TEMPORALE

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Spazio e tempo sono due categorie che influenzano fortemente il movimento, il quale è insieme fenomeno spaziale e temporale.
Lo spazio esterno è percepito come distanza da sé e direzione in rapporto a sé; l’afferramento di distanza e di direzione avviene secondo due canali informatori principali:
 
• quello propriocettivo (che ci informa sullo spostamento dei vari segmenti del corpo nello spazio);
 
• quello visivo che ci permette di afferrare distanza e direzione verso cui va, per esempio, la mano che tenta di afferrare un oggetto;
(a queste informazioni si aggiunge quella uditiva).
 
Le prime percezioni del tempo sono anch’esse strettamente legate al movimento del gesto (rapido, lento ecc). L’interiorizzazione dello spazio e del tempo esterni porta, in seguito, all’elaborazione di uno spazio e di un tempo interni. Quindi il b.no, attraverso l’esperienza vissuta dal movimento globale, struttura un primo abbozzo dello schema corporeo e nello stesso tempo sperimenta che corpo e cose hanno una loro collocazione nello spazio, un loro reciproco orientamento e che fra desiderio e soddisfazione intercorre una durata.
 
 
EVOLUZIONE E CONCETTO DI SPAZIO
 
Lo spazio è secondo Piaget, una categoria del pensiero infantile; la sua strutturazione è strettamente collegata con lo sviluppo dello schema corporeo.
 
I primissimi mesi di vita sono caratterizzati dallo “spazio orale” collegato all’apparato più funzionale di questo periodo: la bocca.
Successivamente, quando il b.no acquisisce uno “spazio prossimale” si passa allo spazio della manipolazione, ovvero quando il b.no acquisisce la capacità di prensione volontaria (verso i 5 mesi), spazio legato anche all’acquisizione della posizione seduta.
 
In questo periodo, la scarsa maturazione del sistema nervoso permette solamente l’esecuzione di schemi motori molto semplici come succhiare o toccare.
 
A sei mesi il bambino localizza la provenienza del suono🎶, trasferisce gli oggetti da una mano all’altra, verifica lo spostamento del proprio corpo nello spazio (rotolando) ed inizia così a superare le distanze che lo separano dagli oggetti. Lo spazio esterno è, infatti, esplorato e percepito come distanza dall’io e come direzione in rapporto all’io; è quindi importante, perché tale esplorazione si verifichi, che il bambino possa muoversi e spostarsi.
 
La distanza viene avvertita come ampiezza e durata del gesto, mentre la direzione è avvertita come movimento verso un oggetto posto in uno spazio caratterizzato dai parametri: sotto, sopra, davanti-dietro, ecc. .
Poco dopo, quando il b.no, davanti lo specchio, si sarà riconosciuto come un tutt’uno e avrà unificato il “corpo” che vede a quello che sente e percepisce come proprio, sarà pronto a considerare l’oggetto non solo come costantemente presente, ma come il substrato cui attribuire e riferire diverse qualità. Le condotte motorie cominciano ad essere interiorizzate; i dati percettivi ad essere colti; i rapporti spaziali ad essere immaginati e gli spostamenti anticipati: è la nascita del pensiero simbolico, della capacità di rappresentazione. (24 mesi circa).
 
A 2 anni il b.no traccia linee orizzontali e verticali;
 
A 3 anni inizierà a racchiudere lo spazio in un cerchio ovvero quando incomincerà ad utilizzare i rapporti di vicinanza e separazione e le nozioni di alto-basso, sopra-sotto, davanti-dietro.
 
A 4-5 anni il b.no coglie i rapporti spaziali esistenti tra le varie parti del corpo(fra sé e gli altri, fra gli oggetti)ed è capace di distinguere le linee rette dalle curve, le figure aperte da quelle chiuse e, assimilate queste abilità mentali, può costruire figure geometriche piane come i rettangoli, i quadrati ecc. .
 
A 7-8 anni lo spazio diventa sempre più “maneggevole”, il b.no può dislocarsi mentalmente al posto di altre persone ed oggetti. Ciò in quanto, grazie alla reversibilità del pensiero e all’ingresso nel pensiero operatorio concreto, il b.no scopre che un oggetto si mantiene inalterato anche se varia la forma conservando la sostanza. In questa fase il b.no può compiere delle operazioni mentali reversibili, come la classificazione, la seriazione, la numerazione.
 
A 9-10 anni il b.no possiede gli elementi per costruire uno spazio euclideo e proiettivo. A questa età il b.no costruisce sistemi spaziali di insiemi composti da rette, angoli, curve, ecc.
 
Questo processo astrattivo, che si identifica nella rappresentazione spaziale, presuppone un’attività motoria regolare e un sistema che trasmetta ai centri corticali informazioni circa posizioni e rapporti dei segmenti corporei nello spazio, movimenti oculari che esplorano, recezione di stimoli sonori che danno la percezione della profondità e delle distanze.
 
DEFICIT 
 
Il deficit riferito all’organizzazione spaziale può manifestarsi secondo modalità diverse:
 
• Alterato orientamento del soggetto nello spazio circostante che rende impossibile la discriminazione fra sopra-sotto, davanti-dietro, di fianco, alto-basso:. Il b.no con questo disturbo, non sa orientare il proprio corpo nello spazio e non riesce a modificare le posizioni assunte su comando verbale: non sa seguire un percorso ed eseguire commissioni, non si adatta a cambiamenti di ambiente.
 
• Alterato rapporto degli oggetti fra di loro: il b.no è incapace, o trova difficoltà nel definire in quale rapporto sono gli oggetti fra loro, non sa dire per esempio se la palla è sopra o sotto il tavolo. Queste difficoltà giustificano l’incapacità costruttiva di certi b.ni che non sanno costruire treni, ponti, incastri o una torre ecc.
 
I disturbi dell’organizzazione spaziale si riscontrano in b.ni con insufficienza mentale, disturbi dovuti essenzialmente ad un difetto di informazione e di elaborazione percettiva.
 
I b.ni con disturbi spaziali in attività scolastiche incontreranno difficoltà della percezione delle strutture spaziali delle forme grafiche. La confusione avviene, fra le lettere che si differenziano per l’orientamento del loro tracciato (per esempio: u-n, p-q, b-d ecc.), ogni elemento della lettera (cerchio, asta, ecc.) preso isolatamente è correttamente percepito, ma i rapporti fra essi non sono stabili ed esatti, in quanto il b.no non ha ben chiari alcuni punti di riferimento: sopra-sotto, dx-sx ecc.
 
I soggetti con tale disfunzione percettiva possono leggere o scrivere, per esempio, “ablero” invece di “albero”, possono avere difficoltà a leggere parole lunghe, possono omettere delle lettere o aggiungerle, nei processi aritmetici possono essere incapaci di ricordare la sequenza dei processi.
D’altra parte, se il b.no non arriva a situare in modo preciso le diverse membra del proprio corpo nello spazio, è normale ritrovare le stesse possibili confusioni nell’analisi del mondo esteriore.
 
ESERCIZI PER L’ORGANIZZAZIONE SPAZIALE
 
Il b.no per essere avviato all’analisi cosciente per il riconoscimento degli spostamenti di alcuni segni grafici, che si trovano nella scrittura e lettura, deve avere la coscienza del proprio corpo.
 
Da ciò scaturisce la consapevolezza delle possibilità di movimento e la conseguente acquisizione delle nozioni che esprimono rapporti spaziali (sopra, sotto, dentro, fuori ecc.)
 
Tali posizioni vanno vissute concretamente (come mettersi in uno scatolone, in un grande cerchio collocato a terra; passare strisciando sotto una sedia, sotto il tavolo ecc.) successivamente il b.no procederà a muovere le cose verso di sé, infine muoverà le cose tra loro.
 
Dalle situazioni concretamente vissute, si passa all’uso delle immagini, come segue:
 
• Presentare al b.no delle schede con figure di tavoli, sedie ecc. con sopra o sotto un giocattolo e chiedergli di indicare o di raggruppare tutte le figure in cui il giocattolo è sopra o sotto ecc.
 
• Presentare al b.no un foglio con disegnati alcuni tavoli e chiedergli di disegnare una palla sotto ed un vaso sopra.
 
• Presentare al b.no un foglio con disegnati tavoli e sedie e invitarlo a disegnare una cosa sopra i tavoli e una sotto le sedie.
 
• Presentare al b.no dei fogli con disegnati sedie con dei gatti che sono sopra o sotto ad essi.
 
• Consegnare al b.no delle schede in cui sono rappresentati due oggetti posti l’uno davanti l’altro.
 
• Presentare al b.no un foglio con due vasi disegnati, chiedergli di mettere i fiori nel vaso che sta davanti o in quello che sta dietro.
 
A conclusione dell’esperienza relativa alle posizioni, il b.no deve essere in condizione di scoprire che alcune posizioni, sono relative a chi guarda. Vanno attuati una serie di esercizi che riguardano le direzioni. Si inizia con il fare intuire al b.no le parti simmetriche del corpo.
Altri esercizi riguardano la scoperta della direzione, il b.no con gli occhi bendati deve indicare la parte da cui reputa venga il suono di un campanello.
 
Esercizi per la percezione delle dimensioni: l’insegnante farà concentrare l’attenzione dei bambini su questa qualità degli oggetti, qualità percepibili con il tatto e la vista.
 
Strutturazione temporale
 
La nozione di tempo può farsi risalire ai primi giorni di vita. Il neonato che grida per la fame conosce certe durate, quali quella dell’attesa e quella della poppata.
 
🔴 Fra 3 e 8 mesi, vengono via via ordinati più avvenimenti successivi.
 
🔵 Fra i 12 e 18 mesi il piccolo diviene capace di ricostruire una serie limitata di avvenimenti successivi.
 
⚫ A 3 anni il b.no possiede il concetto del dopo, del domani, mentre è insicuro l’uso del prima.
 
🔴 A 4 anni, possiede le relazioni di tempo segnate dal succedersi di ieri, oggi e domani.
 
🔵 A 7-8 anni, comincia a capire i rapporti spazio-temporali e ad introdurre nel tempo fisico una successione ragionata, attraverso una ricostruzione operatoria intuitiva.
 
 
Disturbi temporali e difficoltà di apprendimento
 
I disturbi dell’organizzazione temporale possono manifestarsi a livelli diversi:
 
• con difficoltà, rallentamento o ritardo nella comprensione o nella espressione dei rapporti temporali;
 
• con difficoltà nell’orientamento temporale nel senso di non riuscire a collocare esattamente nel tempo delle azioni, degli avvenimenti;
 
• con la non conoscenza di concetti più complessi quali la successione e la simultaneità d’azione nel tempo;
 
• con la difficoltà di percepire le nozioni temporali;
 
• con la mancanza di intuizioni del tempo vissuto;
 
• con la difficoltà nella percezione di strutture temporali, ritmiche;
 
Esiste una correlazione tra i disturbi temporali e le difficoltà di apprendimento della letto-scrittura. La successione delle sillabe in una parola o delle parole in una frase prevede, infatti, sequenze temporo-spaziali che devono essere correttamente riconosciute e riprodotte.
 
Esercizi per l’organizzazione temporale
 
Per rendere più concrete, per il b.no le nozioni temporali occorre creare delle situazioni concrete che ne favoriscano l’acquisizione.
 
Le attività realizzabili sono moltissime, ma vanno svolte con gradualità affinchè la nozione che si vuole fare acquisire al b.no sia lentamente e progressivamente elaborata e fissata.
 
1️⃣ Una prima serie di esercitazioni può riguardare la presenza o assenza dell’oggetto. Mettere un oggetto sul tavolo e chiedere: cosa c’è sul tavolo?
Si predispone poi una serie di cartoncini abbinati in cui una cosa c’è o non c’è (es. una gabbia con uccellino, una gabbia senza uccellino)
 
2️⃣ Una seconda intuizione importante è quella relativa al prima e al dopo, per la quale bisogna partire dalle azioni che il bambino compie, soprattutto quelle la cui successione è rapida.
 
Esempio 1: fare eseguire al b.no un’attività, come disegnare o giocare, mentre il b.no esegue chiedere “che cosa stai facendo adesso?”
 
Esempio 2: invitare il b.no ad osservare il compagno vicino e chiedergli “cosa stai facendo adesso”?
 
Esempio 3: chiedere al b.no di raccontare quello che ha fatto prima di venire a scuola, facendo eseguire al b.no alcune azioni che abbiano un prima e un poi.
 
Esempio 4: chiedere al b.no “prima si mangia o prima si sbuccia la mela?”
 
Esempio 5 : fare disporre ,nell’esatta successione temporale, una serie di tre illustrazioni legate fra loro da semplici rapporti logico-temporali.
 
Esempio 6: esercizi di seriazione temporale come azioni del mattino; azioni che precedono il pranzo; i momenti della giornata; i momenti della vita; il lavoro del contadino, del fornaio; la seriazione temporale dalla pecora alla lana, dal chicco d’uva alla botte di vino ecc.)
 
3️⃣ Altre acquisizioni riguardano il ritmo e la durata. Ogni b.no possiede un suo ritmo specifico da cui traggono origine le diverse scansioni e i diversi tempi del suo inserimento nella realtà.
 
Per b.ni affetti di disturbi motori, l’esecuzione dei movimenti ordinati secondo i canoni del ritmo, non è sempre possibile. Se il b.no non può eseguire movimenti globali potrà tentare l’esecuzione di quelli semplici, se non si adatta al ritmo veloce potrà provare quello lento. A tal fine è importante che l’insegnante faccia eseguire una serie di esercitazioni partendo dall’esperienza diretta del bambino attraverso l’azione.
 
• Esempio 1: percorrere un tracciato prima a passi brevi poi a passi più lunghi;
 
• Esempio 2: fare rotolare un pallone lentamente e poi in fretta;
 
• Esempio 3: fare rotolare un pallone e correre più in fretta o meno in fretta di esso;
 
L’insegnante dovrà fare raggiungere al b.no la capacità di osservare e comprendere una velocità e di intervenire su di essa; di confrontare velocità diverse; intuire una durata; organizzare un ritmo.
 
‼️C’è un primo momento essenziale, che deve precedere ogni educazione al ritmo ovvero quando l’insegnate prende consapevolezza del ritmo personale di ogni singolo b.no: nel battere spontaneamente le mani l’insegnante può rendersi conto che c’è chi batte con ritmo molto veloce, chi lento, chi si disorganizza, chi varia continuamente; ciò perché il ritmo è legato alla propria motricità.
 
Scoprendo qual è il ritmo più congeniale a ciascun b.no ,l’insegnate deve proporre: battute di mani, colpi battuti su di un tamburello ecc.
 
In un primo tempo l’insegnate si adeguerà al ritmo del b.no, successivamente sarà il b.no che dovrà adeguarsi ad un ritmo imposto.
 
‼️Successivamente l’insegnate aiuterà il b.no a raffigurare graficamente un ritmo, attraverso delle esercitazioni. Per esempio:
 
• mettere molte palle, ugualmente distanti tra loro, davanti al b.no e chiedere a questi di battere un colpo davanti ad ognuna;
successivamente togliere alcune palle e chiedere al b.no di battere un colpo davanti ad ogni palla e di fare finta di batterlo dove la palla è stata tolta.
 
• L’insegnante batte un certo numero di colpi, e chiede poi al b.no di fare altrettanto e successivamente di trascrivere graficamente ciò che ha fatto.
 
• Si propongono al b.no delle strutture ritmiche, espresse graficamente, con cerchi; il b.no deve leggere e riprodurre battendo un oggetto sul tavolo, oppure battendo le mani o il tamburello.
 
‼️Tali attività educative sono importanti in quanto facilitano la capacità di simbolizzare delle strutture ritmiche e di decodificare le medesime, traducendole in movimento e facilitano così quei processi indispensabili per l’apprendimento della letto-scrittura; infatti la parola e la frase scritta non sono altro che riproduzioni grafiche di sequenze sonore.ù
 
Dott.ssa Francesca Tabellione
Dott.ssa Erika D’Antonio
Tnpee, psicomotriciste funzionali, terapiste itard, supervisori, ideatrici di libri e schede educative/riabilitative

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