LE ‘CRISI’ DEI BAMBINI: PERCHÉ SONO NORMALI E COSA POSSIAMO FARE A RIGUARDO

LE ‘CRISI’ DEI BAMBINI: PERCHÉ SONO NORMALI E COSA POSSIAMO FARE A RIGUARDO

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Il bambino che urla disperato perché vuole il giocattolo a tutti i costi, la bambina che piange ininterrottamente mettendo a dura prova la nostra pazienza, sebbene le si spieghi che non può avere tutto quello che vuole o dettare le regole
 
Quante volte, come genitori o come educatori, ci si trova in situazioni in cui i bambini sembrano perdere ogni capacità di controllo? E come ci comportiamo noi in quelle situazioni? Siamo capaci di gestirli? Siamo capaci di ascoltarli e andare oltre il sintomo evidente e capire quale sia la causa di tali comportamenti?
 
E soprattutto i genitori ci chiedono: ma sono normali queste “crisi”? Mi devo preoccupare? Può avere un deficit o un problema serio mio figlio? È psicotico? O noi non siamo genitori capaci di gestirlo?
Il bambino che si trova nel pieno di una crisi, per quanto armato delle migliori intenzioni, spesso fa perdere il controllo anche al caregiver, il quale va su tutte le furie e, in un crescendo di tensione, si crea una sorta di circolo vizioso facendo precipitare la situazione, che si conclude tra urla e lacrime.
 
Se vi è capitato almeno una volta di vivere un’esperienza simile, sappiate che è normale!!
 
Tuttavia, tali esperienze sono fonte di notevole frustrazione, demotivazione. L’adulto può arrivare a chiedersi se non stia sbagliando qualcosa nel suo modo di educare il bambino e soprattutto chiedersi il motivo per cui il piccolo si comporta in questo modo
 
Davvero lo fa perché è viziato? O perché il suo scopo è metterci alla prova?
 
Beh, vi diciamo subito che la risposta a tali domande è no 🚫
 
A confermare questo sono le più recenti ricerche neuroscientifiche sul funzionamento e sullo sviluppo del cervello infantile, di cui noi dottoresse, Francesca Tabellione ed Erika D’Antonio avremmo il piacere di parlarne nel nostro bellissimo e interessante corso sul..
 
CERVELLO INFANTILE E COME FAVORIRE UN BUON SVILUPPO DEL BAMBINO SUL PIANO MOTORIO, COGNITIVO ED EMOTIVO
 
Prima di capire quale possa essere la o le strategie più idonee per gestire queste ‘crisi’, soffermiamoci in breve sul vedere come funziona il cervello del nostro bambino. Se sappiamo cosa accade nel cervello infantile ad una determinata età, riusciremo a spiegare “certi comportamenti anomali” del nostro piccolo e a non considerarli necessariamente comportamenti problematici.
 
Alla nascita, il cervello del bambino è tutt’altro che completo. Con una bella metafora, il Dr. Daniel Siegel lo paragona ad una casa in costruzione dalla struttura molto particolare
 
La parte inferiore, che costituisce la colonna portante, è costituita dal cervello Rettiliano (o tronco encefalico) e dal cervello Emotivo (o sistema limbico), la parte superiore è formata dalla corteccia, in particolare quella prefrontale.
 
Quello che dobbiamo sapere è che alla nascita le aree inferiori del cervello, più primitive, sono già sviluppate (poiché strettamente connesse agli istinti e alla sopravvivenza, “all’attacco o alla fuga”), mentre le aree superiori, legate a capacità complesse quali l’autocontrollo, la regolazione cognitiva o emotiva, la pianificazione, la capacità di scegliere e prendere decisioni, di memorizzare informazioni, di concentrarci per tempi più o meno prolungati, sono ancora molto immature e necessitano ancora di molto tempo per potersi sviluppare pienamente (nel caso della corteccia prefrontale, essa comincia a maturare dai 5 anni e prosegue la sua maturazione fino ai 20 anni, fino ad una sua involuzione verso i 65 anni).
 
Questo spiega perché per un bambino sia così facile abbandonarsi a reazioni istintive, impulsive, senza nessuna logica/razionalità o lasciarsi travolgere dalle sue emozioni, non saperle controllare, soprattutto quando è stanco, affamato o agitato. In questo caso cosa dobbiamo fare?
 
Capirlo, contenerlo emotivamente, dargli tutto il nostro affetto e soddisfando i suoi bisogni, sintonizzarsi prima emotivamente con lui e, solo dopo aver abbassato il livello di “attivazione dell’amigdala” (cervello emotivo) provare a comunicare con il suo cervello razionale e far prevalere la ragione con spiegazioni e limiti.
 
Le aree superiori del cervello, che sono responsabili della regolazione corporea ed emotiva, dell’adattabilità e dell’empatia, non sono ancora pienamente operative, il che rende molto difficile (praticamente impossibile) per un bambino esaminare lucidamente una situazione tenendo conto dei motivi e delle intenzioni degli altri.
 
Le situazioni sono spesso per lui bianche o nere, difficilmente può prendere una decisione considerando tutte le informazioni relative il momento e il contesto.
 
Tutto questo non vuol dire, naturalmente, che dobbiamo rinunciare ad insegnare al bambino come è meglio comportarsi.
 
Nel farlo non dovremmo però mai dimenticare che il suo sistema cerebrale è ancora in evoluzione e può evolversi positivamente se gli offriremo strumenti ed esperienze per farlo.
 
🚫 COME INTERVENIRE?
 
Daniel Siegel, neuropsichiatra di fama internazionale, sostiene che quando un bambino è in preda ad forte una crisi emotiva, la strategia migliore per l’adulto sia quella dell’integrazione.
 
Tornando a quanto detto precedentemente riguardo la struttura del cervello, è chiaro che, nel pieno di una crisi, la regione attiva sia quella inferiore, istintiva e reattiva.
 
Se l’adulto, di fronte alla condotta fuori controllo del bambino, reagisce a sua volta con aggressività (ad esempio intimandogli di calmarsi o assumendo espressioni facciali o corporee che suscitano paura), il risultato diretto sarà un’ulteriore infiammazione delle aree inferiori e
 
Cosa farà il bambino❓
 
Reagirà in maniera ancora più accesa (attaccando) oppure scapperà (ma sopprimendo in sé quella forte emozione, senza elaborarla, con tutte le conseguenze negative che ciò ha).
 
Se il nostro bambino, alla fine di una lunga giornata, inizia a “fare i capricci” per qualcosa che a noi sembra un nonnulla, il nostro intervento non dovrà essere volto ad esigere con forza che si calmi immediatamente.
Se vogliamo davvero provare a riuscire ad attivare le aree superiori del suo cervello, dobbiamo guidarlo nel processo di integrazione tra le due regioni (Integrazione verticale ed orizzontale).
 
Ciò implica, innanzitutto, aiutarlo a tenere a freno le sue emozioni, superando lo stato reattivo, in maniera da poter passare ad uno ricettivo, in cui sia maggiormente in grado di accogliere spiegazioni ed insegnamenti.
 
Questo richiede come prima cosa, secondo Siegel, entrare in sintonia con il bambino: invece di minacciarlo, accusarlo o zittirlo poiché irritato dal suo comportamento, l’adulto dovrebbe accogliere e rispecchiare al bambino la sua emozione, offrendogli il tempo e le parole per capirla e controllarla. Solo allora il bambino sarà davvero in grado di prestare ascolto a spiegazioni e apprendere qualcosa. Le regioni del cervello fino a quel momento dis-integrate, infatti, saranno in connessione e maggiormente in grado di operare in forma congiunta.
 
Pazienza se le persone intorno a voi non comprenderanno la complessità della situazione e vedranno solo un genitore “debole” o un bambino “viziato”. L’unico pensiero che deve abitare la vostra mente in questi momenti riguarda l’essere emotivamente presenti per il vostro bambino, perché sebbene le sue emozioni e reazioni possano sembrare esagerate, sono per lui reali. Il vostro bambino ha bisogno di voi ❤
 
Dott.ssa Francesca Tabellione
Dott.ssa Erika D’Antonio
Tnpee, psicomotriciste funzionali, terapiste itard, supervisori, ideatrici di libri e schede educative/riabilitative

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