LO SCHEMA CORPOREO

LO SCHEMA CORPOREO

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In ogni fase della vita l’apprendimento presente dipende da tutto l’apprendimento precedente.
 
Ad esempio, l’apprendimento della lettura dipende parzialmente dalla capacità sviluppata in precedenza, di percepire visivamente le forme.
 
La percezione di forma e di spazio sono strettamente connesse all’ apprendimento motorio e l’apprendimento motorio è connesso con l’evoluzione dello schema corporeo.
 
La nostra conoscenza del mondo comincia con la conoscenza del nostro corpo.
 
Head definì lo schema corporeo come “sintesi dinamica delle varie informazioni tattili visive e principalmente posturali”.
 
Ajuriaguerra ed Hecaen si sono interessati di questo argomento e hanno definito lo schema corporeo come “la rappresentazione costante e più o meno chiara del proprio corpo fermo in una posizione spaziale o in movimento”.
 
Lo schema corporeo in definitiva non è altro o solo una percezione, ma soprattutto una rappresentazione costante, che si avvale di una sintesi di esperienze multiple visuo-vestibolari, cinestesiche e posturali, influenzata da stimoli emotivi e da necessità biologiche. La capacità di avvertire il movimento e i suoi risultati nello spazio è essenziale per l’evoluzione dello schema corporeo.
 
Ogni volta che un muscolo volontario si contrae, manda al cervello impulsi propriocettivi i quali, mediante il processo di sintesi con impulsi visivi e tattili, stanno a significare che un certo movimento è avvenuto nello spazio.
 
L’osservazione del comportamento del lattante permette di rilevare le diverse acquisizioni relative alle diverse modalità di apprendimento.
 
L’occasionale entrata di un suo arto nel campo visivo suscita nel bambino evidente sorpresa ed è un visibile sforzo di riconoscimento.
 
A 3 mesi il bambino segue con lo sguardo la propria mano che passa casualmente nel campo visivo.
 
A 5 mesi il bambino scopre il proprio piede e lo porta alla sua bocca. Il bambino tratta le parti del corpo come non proprie, esattamente come gli oggetti esterni tra i quali si confondono. La percezione unificatrice del corpo non si realizza finché non si sviluppano la percezione dello spazio a distanza e la capacità di discriminare il proprio corpo dagli altri oggetti collocati nello spazio, cioè fino a quando il b.no non è capace di stabilire e sperimentare relazioni esterne.
 
Il periodo che va dai 5 agli 8-9 mesi è caratterizzato dall’inizio dell’apprendimento dello “spazio a distanza” e dalle relazioni più precise con gli oggetti in esso contenuti.
 
Gli strumenti che consentono questa conquista sono:
 
1️⃣ L’organizzazione più progredita della motricità che consente comportamenti tendenti a ripetere, a ritrovare quei gesti che prima hanno esercitato un’azione interessante sulle cose.
 
2️⃣ La coordinazione visuo-motoria più evoluta che permette al bambino di allargare in proporzioni enormi la capacità di spazializzazione.
 
3️⃣ Una maggiore precisione e possibilità di localizzazione delle sensibilità propriocettive ed esterocettive e una più intensa attività esplorativa.
 
4️⃣ L’esercitazione sensoriale: il bambino dedica molto tempo ad ascoltare e a guardare.
 
5️⃣ L’imitazione: in questa fase è imitazione “ecoprassica” che porta all’assimilazione del proprio corpo e dei propri gesti al corpo e ai gesti dell’altro.
 
➡️ Questi nuovi sviluppi danno inizio, fra il sesto e il settimo mese, alla distinzione del proprio corpo dallo spazio-ambiente, alla capacità di porsi in relazione con gli oggetti e con gli altri.
 
Nel periodo che va dai 9 ai 18 mesi il bambino raggiunge nuove tappe di sviluppo che gli consentono una migliore esplorazione e sperimentazione dello spazio a distanza, il quale diviene non solo spazio sensoriale, ma anche spazio cinetico:
 
1. stazione seduta 9 mesi
 
2. stazione eretta 11- 12 mesi
 
3. deambulazione 13- 14 mesi
 
4. prensione + fine localizzata
 
5. inizio della comunicazione verbale.
 
Dopo i 12 mesi il bambino riconosce le varie parti del corpo dell’altro (su
pupazzi e persone), sul quale compie esercizi di palpazione dei vari organi, ripetendoli talvolta su se stesso. Progredisce la conoscenza del proprio corpo: il bambino si palpa la testa e il collo, il ventre e gli organi genitali, mette le dita nel naso.
 
Sia l’utilizzazione della percezione dei movimenti organizzati, sia l’apparizione della marcia, cioè di uno spazio cinetico, permettono al bambino una migliore manipolazione degli oggetti e una più vasta esplorazione del mondo esterno.
 
L’intelligenza sensorio-motrice va strutturando tale mondo secondo un’organizzazione spazio-temporale. Questa tappa è essenziale per la costituzione dello schema corporeo in quanto il bambino elabora uno spazio pratico costituito da “oggetti permanenti”, tra i quali egli pone il proprio corpo.
 
Dopo i 2 anni il bambino rielabora, sul piano rappresentativo, tutte le nozioni acquisite nel periodo dell’intelligenza senso-motoria.
 
A 21 mesi il bambino è capace di indicare cinque parti del corpo su un pupazzo; a 3 anni ha il senso di posizione ed è capace di stabilire una direzione nello spazio e rispetto al proprio corpo, la percezione del quale diventa sempre più precisa e più analitica.
 
Fra i 3 ei 4 anni il bambino cerca di raffigurare qualcosa, in genere una persona, anzi, la persona, anche se utilizza un unico schema corporeo grafico per rappresentare chiunque. Della figura umana traccia pochi elementi schematici: un cerchio é la testa da cui si dipartono dei raggi che sono le braccia e le gambe. La povertà della raffigurazione non è dovuta soltanto all’incapacità di coordinazione motoria e all’assenza di tecnica, ma anche all’immagine che a quell’età il bambino ha del proprio corpo e di cui disegno è la proiezione.
 
È uno schema ridotto ed essenziale: la testa è importante; nelle braccia è insita la possibilità di raggiungere qualcosa; nelle gambe quella di spostarsi da un luogo all’altro. All’inizio il tronco é ignorato perché le funzioni che esso svolge appaiono al bambino meno importanti.
Ben presto all’interno del cerchio compaiono dei grandi occhi, successivamente la bocca e il naso.
 
A 4 anni e mezzo il bambino disegna il primo abbozzo di tronco.
 
A 5 anni la figura umana è riconoscibilissima.
 
Tra i 4-5 anni ricostruisce, seppur in maniera non del tutto corretta, l’omino del puzzle.
 
Tra i vari autori che si sono interessati al problema, Germaine Rossel ha condotto in Francia uno studio che documenta 5 stadi evolutivi corrispondenti all’arco della fanciullezza:
 
Nel primo stadio (5-6 anni) il bambino è in grado di rappresentarsi il proprio corpo in modo confuso e indifferenziato.
 
Nel secondo stadio (6-7 anni) il bambino pur mantenendo la capacità di rappresentarsi un solo elemento corporeo, acquisterà la capacità di metterlo in rapporto con l’ambiente circostante.
 
Successivamente nel terzo stadio (7-8 anni) il bambino diventa capace di rappresentarsi contemporaneamente almeno due elementi del proprio corpo, separati in rapporto alla linea mediana: ad esempio le due mani.
 
Solo nel quarto stadio il bambino acquista la capacità di rappresentarsi contemporaneamente almeno due elementi del proprio corpo, conquista cioè la profondità. In tal modo conquista una rappresentazione tridimensionale, in cui la linea mediana è l’asse centrale.
 
Nell’ultimo stadio infine (9-10 anni) lo schema corporeo è ormai maturo, nel senso che il bambino ha acquistato non solo le tre dimensioni ma anche la rappresentazione del volume del proprio corpo, come qualcosa di volumetrico che occupa spazio.
 
 
Disturbi dello schema corporeo
 
Affinché il bambino possa acquisire la nozione di schema corporeo, interiorizzarla ed assimilarla, è necessario che siano integri i canali percettivi attraverso i quali egli percepisce i vari stimoli. È necessario, peraltro, che intervenga il movimento, sia come strumento di esecuzione, sia come afferenza e, infine, che la corteccia cerebrale sia matura per la dovuta elaborazione e la strutturazione necessaria in rapporto a processi sempre più complessi. Un’alterazione che si verifichi ad uno di questi livelli determina, di conseguenza, un ritardo nell’organizzazione dello schema corporeo. I disturbi delle afferenze cinestesiche, visive, vestibolari, in età evolutiva, compromettono la strutturazione dello schema corporeo. A questo proposito ricordiamo i disturbi dello schema corporeo nei minorati della vista, nei quali viene meno una quantità di esperienze spaziali elementari su cui si costruisce la coscienza di sé e rapporto io- mondo esterno; e i disturbi dello schema corporeo nei soggetti affetti da paralisi cerebrale infantile (p.c.i.) per difetto di afferenze propriocettive e cinestesiche.
 
I disturbi dello schema corporeo in età evolutiva hanno conseguenze negative sul piano dell’apprendimento e ciò, infatti, determina nel bambino difficoltà di relazione con il mondo esterno, difficoltà che si traducono sul piano percettivo, motorio e relazionale. I disturbi percettivi si manifestano con deficit delle abilità visuo-percettive e della strutturazione spazio-temporale, in quanto il soggetto prima di adattare la sua attività motoria alla necessità dell’azione, deve saper apprendere e interpretare i vari stimoli provenienti dall’esterno e dal suo corpo. La lettura e la scrittura sono due elementi tipici dell’universo spazio-temporale, la cui codificazione e decodificazione esige, oltre una capacità di comprensione, di una corretta organizzazione visuo-motoria, anche e soprattutto un preciso orientamento spazio- temporale; la distribuzione delle lettere sul rigo, il raggruppamento di sillabe e di parole si realizzano in successione e con orientamento sinistra a destra, alto-basso, prima-dopo. È fondamentale quindi, il riconoscimento di direzione e di posizione che si struttura solo in seguito a una buona conoscenza del proprio corpo, alla capacità di collocarsi nello spazio in determinate posizioni rispetto alle cose. I disturbi dello schema corporeo contribuiscono anche a rallentare e a disturbare il processo di apprendimento del calcolo; infatti il bambino acquisisce i primi concetti di numero attraverso il proprio corpo, egli impara a conoscere che ha due mani, molte dita, un naso, due occhi.
 
In un bambino che manifesta disturbi dell’organizzazione dello schema corporeo, si noterà maldestrezza, incoordinazione, lentezza dei movimenti; più il bambino non controllerà questa o quella parte del corpo più ci saranno gravi disturbi di coordinazione, di dissociazione, di lentezza nell’organizzazione delle sue azioni.
 
In età scolare avrà difficoltà di apprendimento della lettura, scrittura per cui le lettere risultano non solo confuse, invertite o esposte, ma anche deformate, sbagliate, fuori dalle righe.
 
Sul piano relazionale e caratteriale avrà atteggiamenti di opposizione o di aggressività. Il suo carattere risulterà instabile, l’umore variabile e la volontà di agire limitata.
 
L’educazione dello schema corporeo
 
L’insegnante ha il compito, attraverso un un’accurata educazione corporea ed una serie di esperienze senso-percettive, di far raggiungere una buona strutturazione dello schema corporeo al bambino, di fargli prendere coscienza dell’esistenza e delle posizioni delle varie parti del corpo, di portarlo a rendersi conto di esistere, di essere una persona, di saper controllare o utilizzare il proprio corpo.
 
Il punto di partenza è la **motricità**, dalla quale il bambino può ricavare un’immagine mentale di ciò che ha fatto, agito, manipolato e che alla fine potrà anche rappresentare per mezzo di simboli. Lo schema corporeo, quindi deve venire costruito insieme a lui utilizzando i suoi stessi schemi motori.
 
L’imitazione degli animali consente l’esperienza dei vari tipi di movimento quali strisciare, camminare carponi, saltellare, camminare lateralmente, correre.
 
L’insegnante può osservare anche le effettive capacità dei bambini di coordinare vari movimenti, dalle più semplici e alle più complesse.
 
Dopo questo programma di lavoro è possibile passare alla rappresentazione grafica della sagoma del corpo, ricordando che il bambino prima agisce e dopo rappresenta i simboli. A partire dal disegno della figura umana il bambino inizierà a riempire i contorni della figura con le singole parti del corpo che scoprirà attraverso altre esperienze. I punti caratterizzanti il lavoro devono essere sempre i seguenti:
 
➡️ 1. osservazioni attraverso la manipolazione;
 
⬅️ 2. rappresentazione simbolica (disegno, linguaggio ecc.).
 
Questi punti salienti devono essere condotti sempre a tre livelli differenti nel rispetto della metodologia di approccio dei bambini, sul sè corporeo, sugli altri (persone, animali) o a livello di simboli (figure, disegni).
 
⏩ Sul se corporeo si ha:
 
• scoperta dei vari movimenti del capo;
 
• significato mimico dei movimenti (si e no);
 
• davanti allo specchio, gioco della smorfia con una maschera o con uno scatolone sul capo che copre completamente il viso, (percezione attraverso l’assenza)
 
• descrizione verbale delle singole parti (occhi, orecchie, bocca ecc.) sempre seguendo il criterio secondo il quale l’osservazione precede la rappresentazione
 
⏩ Sugli altri (persone, animali):
 
• si procede con l’osservazione delle differenze, per quanto riguarda i movimenti, le parti del corpo che compongono la testa degli animali, con riferimento anche ai colori, le forme e le grandezze.
 
⏩ A livello simbolico (su disegni e figure):
 
• si procede con il riconoscimento delle varie parti su figure e con collage.
Contemporaneamente a questo tipo di attività, si possono fare altre esercitazioni, quali…
 
🌀 consegnare al bambino la figura umana divisa in più parti e chiedergli di ricomporla;
 
🌀 gioco del fotografo: il bambino deve osservare attentamente, memorizzare la posizione assunta dall’ insegnante con il corpo e riprodurla mantenendo tale posizione per un certo periodo di tempo, anche a occhi chiusi e descrivendola verbalmente;
 
🌀 gioco dello scultore: l’insegnante fa da modello e inventa una posizione;
un bambino fa lo scultore e riproduce la posizione dell’educatore su un compagno oppure descrive al compagno i singoli movimenti da fare e la posizione da assumere;
 
🌀 fare imitare al bambino azioni che egli ha compiuto e che ha visto compiere.
 
Dott.ssa Francesca Tabellione
Dott.ssa Erika D’Antonio

Tnpee, psicomotriciste funzionali, terapiste itard, supervisori, ideatrici di libri e schede educative/riabilitative

 

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