LA MENTE DEL BAMBINO E IL CERVELLO PLASTICO

LA MENTE DEL BAMBINO E IL CERVELLO PLASTICO

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Lo sviluppo del bambino non può essere insegnato: i bambini non hanno bisogno di stimoli poiché mettono in atto le proprie “guide interne”, la loro “spinta interiore”. Questo non vuol dire lasciare “campo libero” alla spontaneità incontrollata del bambino, ma permettere che la mente del bambino possa modellarsi grazie all’ interazione con il mondo circostante.
 
Questo è reso possibile dalla plasticità sinaptica che plasma il cervello in base alle esperienze e al comportamento. Il bambino si costruisce grazie alle funzioni sensomotorie, che costituiscono la base della cognizione, prima di sviluppare un pensiero astratto.
 
Compito dell’educatore è creare le condizioni, strutturare un ambiente adatto a far emergere quei bisogni che provengono dalla parte più interna della personalità infantile.
In passato si riteneva che il bambino piccolo non avesse una vita psichica mentre oggi è certo, come afferma anche la Montessori, che l’unica parte di lui che è in pieno fermento durante il primo anno di età è il cervello. La mente del bambino è la “più potente macchina di apprendimento dell’universo”.
 
Oggi sappiamo che già appena nato, il bambino è capace di imitare le espressioni del volto di un adulto, possiede una capacità innata di calcolo e a meno di 2 anni usa il linguaggio in maniera finalizzata.
A proposito del calcolo, secondo Piaget, uno dei geniali scopritori dell’infanzia, il bambino non possiederebbe la nozione di numero prima dei 6/7 anni, mentre oggi sappiamo che addirittura i primati non umani contano fino a tre e abbiamo un’evidenza scientifica del senso del numero nei neonati che ancora non parlano, i quali mostrano di possedere una mente matematica, come l’ha chiamata Montessori.
 
Ma come funziona la mente del bambino?
 
Si tratta di una mente in parte diversa da quella dell’adulto poiché sta creando tutte quelle funzioni che saranno proprie di quella che poi sarà la mente adulta. I primi anni della vita umana, in particolare dalla nascita fino ai 5/6 anni, sono anni cruciali, in cui avvengono mutamenti e costruzioni fondamentali che costituiscono la base degli apprendimenti successivi, anche se questi sono anche gli anni di cui non abbiamo una memoria cosciente e precisa. “Mente assorbente” del bambino, così viene definita, stando ad indicare che egli assorbe come una spugna molto di più nei primissimi anni di vita che in tutta la sua esistenza, non impara ma “fissa” per tutta la vita semplicemente esplorando; successivamente la sua mente assorbente, involontaria e inconscia, lascerà spazio alla mente cosciente, razionale e consapevole.
 
Per lungo tempo la mente del bambino è stata considerata vuota e passiva, come se la sua fosse una sorta di “inerzia cognitiva”. In realtà, come già accennato, la sua mente, il suo sistema nervoso centrale è massimamente attivo proprio in questi anni: il processo di sinaptogenesi (crescita e potenziamento delle sinapsi) è infatti massimo proprio nei primi mille giorni di vita del neonato. La mente del bambino è quindi più potente e sensibile di quella dell’adulto, apprende con facilità e spontaneità elaborando tutte le informazioni sensoriali che riceve dall’ambiente e dal proprio corpo, imparando in maniera indelebile.
 
L’attenzione del bambino è prevalentemente esogena, ovvero i bambini sono molto attenti a tutto e più consapevoli di noi, sebbene si tratti di una consapevolezza differente.
 
La mente infantile, che si esprime attraverso le azioni continue del neonato e l’attività costante del bambino, segue un preciso programma dettata dalla maturazione del cervello e dall’attivazione delle aree cerebrali. Inoltre la mente infantile è estremamente creativa.
 
Tornando ai periodi sensibili (come li definisce la Montessori) chiamati oggi periodi cruciali, dai 0 ai 5/6 anni, le prime esperienze che il bambino compie in questi anni lasciano vere e proprie “impronte biologiche” nel suo cervello, dunque qualunque cosa che accada nell’arco di questi anni, influenzerà il futuro cognitivo/motorio ed emotivo del fanciullo. Molti avevano infatti intuito che un bimbo che trascorre un’infanzia felice e serena, circondato dall’amore e dal supporto equilibrato degli adulti, crescerà in maniera armonica e potrà avere solide basi per il resto della sua esistenza.
 
Il lavoro della mente assorbente, oggi confermato da molte ricerche neuropsicologiche e neurofisiologiche, è un lavoro costruttivo capace di compromettere il futuro. Lo stesso linguaggio (metaforico), usato dai neuroscienziati, parla di “morte selettiva”, “competizione” tra neuroni, “potatura” delle reti neurali ad opera dell’esperienza infantile. Ogni gesto e ogni parola che l’adulto pronuncia, rimarrà scolpita nella mente del bambino. Pertanto, bisogna prestare attenzione ai nostri comportamenti, valutare e pensare a tutte le parole che pronunciamo durante i periodi cruciali e adottare atteggiamenti finalizzati alla crescita di giuste connessioni cerebrali.
 
Cos’è la mente assorbente? 
 
Non è altro che il cervello PLASTICO secondo le attuali neuroscienze. È la mente caratterizzata dalla più intensa sinaptogenesi che avviene fino ai 6 anni, periodo che la Montessori chiama “creativo” e fondamentale per lo sviluppo umano. Il supporto biologico della mente è la plasticità cerebrale.
 
Ogni esperienza infantile modifica il cervello plastico in maniera tale che esso non torna mai allo stato iniziale, questo perché il cervello è un organo progettato per modificarsi in risposta alle esperienze che noi facciamo. I neurofisiologi parlano di “scolpire o lasciare una vera e propria impronta” nel cervello infantile. Il cervello subisce in seguito una potatura essenziale, ovvero le sinapsi che non si collegano ad altri neuroni tramite l’apprendimento e l’esperienza vengono eliminate. L’apprendimento e l’esperienza (motoria, cognitiva, emotiva, sociale, culturale) hanno dunque un ruolo centrale nel plasmare le connessioni della rete neurale, poiché il cervello non è un organo rigido ma plastico. Dunque la plasticità è modificata dall’esperienza quotidiana: parliamo in questo caso di epigenesi, ovvero l’espressione di programmi codificati geneticamente innescata da stimoli ambientali. Lo sviluppo epigenetico individuale risponde all’eredità genetica che ci predispone al cambiamento e all’apprendimento.
 
Ed è per questo motivo che il modo in cui un genitore, insegnante o educatore si comporta con il bambino o il modo in cui lo stimola, influisce a tutti gli effetti sul suo sviluppo cerebrale.
 
Mentre negli animali si verifica un fenomeno scoperto dagli etologi chiamato imprinting, ovvero un apprendimento nelle prime ore di vita che permette di riconoscere le caratteristiche della propria specie, nell’uomo invece i fenomeni di imprinting avviengono più tardi poiché alla nascita egli ha un cervello più immaturo.
 
Con una metafora potremmo dire che l’educazione “fa biologia”, contribuisce a costruire l’intelligenza, ad organizzare la cognitività: alla rigidità e fissità di un computer si contrappone la flessibilità e la creatività delle reti neurali. Ecco qual è il nostro compito, di noi educatori/genitori/insegnanti: fare in modo di modificare e PLASMARE quelle reti neurali indirizzando naturalmente il bambino verso un’ottimale sviluppo cognitivo e NEURO-PSICOMOTORIO.
 
Dott.ssa Francesca Tabellione
Dott.ssa Erika D’Antonio
(Bibliografia: Maria Montessori e le neuroscienze, Regni-Fogassi)

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