MOVIMENTI, COGNIZIONE E SVILUPPO DELLA MENTE INFANTILE

MOVIMENTI, COGNIZIONE E SVILUPPO DELLA MENTE INFANTILE

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Dal punto di vista filogenetico le attività motorie e sensoriali sono le più antiche: le funzioni cognitive (linguaggio, memoria, processi esecutivi, ecc.) si sono sviluppate grazie alle competenze sensori-motorie. Numerose sono le strutture coinvolte nella motricità, come ad esempio, quelle sensoriali, le quali ci informano su “COME” stiamo eseguendo un particolare movimento: senza queste informazioni il movimento sarebbe impreciso, scoordinato, grossolano o bloccato.
 
Dunque tutto il sistema nervoso (e non solo gli aspetti motori) è coinvolto nel controllo della motricità.
L’attività motoria è molto complessa e dipende dall’entrata in gioco del sistema piramidale ed extrapiramidale.
 
La composizione e l’armonia dei movimenti è garantita da due strutture che sono il cervelletto e i gangli della base, le quali contengono le memorie di quegli schemi motori che ci permettono di calciare un pallone, nuotare, saltare ostacoli, ma anche dall’entrata in gioco di aree corticali e sottocorticali, oltre che dall’entrata in funzione del cervelletto.
 
Diversi studi hanno dimostrato come la corteccia prefrontale è la prima ad entrare in funzione per pianificare e programmare una prassia, successivamente interviene l’area motoria supplementare che ha la responsabilità del piano di azione, infine quella motoria che esegue l’azione e la corregge sulla base delle informazioni propriocettive che giungono alla corteccia somatosensoriale.
 
Pertanto, la progettazione del movimento può coinvolgere due circuiti paralleli:
 
-uno esterno (lobo parietale, area premotoria e cervelletto) coinvolto nei movimenti diretti o spaziali, i quali predominano nella fase iniziale di acquisizione di nuove capacità motorie
 
-un circuito interno (area supplementare, gangli della base, lobo temporale) che subentra quando un’abilità motoria diventa usuale e automatizzata.
La motricità è un aspetto fondamentale dello sviluppo infantile: è tramite l’osservazione e l’azione motoria (mirror neurons, Rizzolatti e coll., 2000) che un bambino passa dall’apprendimento concreto a quello più astratto.
 
Il movimento, come abbiamo accennato all’inizio dell’articolo, rappresenta il punto di partenza per lo sviluppo delle funzioni cognitive.
 
Per capire questo vediamo come funziona il mondo di un neonato: all’inizio egli si limita ad avere un ruolo prevalentemente passivo, a ricevere tutte le informazioni sensoriali (le cure, l’amore, le carezze, i gesti, le emozioni, i movimenti) da parte del caregiver, che sono fondamentali per organizzare il sistema nervoso del piccolo e prepararlo ai futuri apprendimenti (Oliverio Ferraris, Oliverio, 2007).
 
Il linguaggio, ad esempio, non viene acquisito attraverso un freddo meccanismo di prove ed errori ma è il prodotto di varie funzioni (sensoriali, motorie, percettive, spazio-temporali, organizzative, simboliche, cognitive, ecc.).
 
La cosiddetta “SINCRONIA INTERATTIVA” nei neonati (Ainsworth, 1978) si può considerare come la primissima manifestazione del linguaggio: bambini di poche settimane di vita producono con il corpo una serie di micromovimenti in risposta al linguaggio umano, una sorta di danza. Successivamente il neonato realizza movimenti sempre più accurati e selettivi.
 
Ma come si fa a descrivere la sequenza dei movimenti della bocca e della lingua che servono per produrre suoni come “mamma, papà, nanna”? Tale meccanismo si basa sull’azione e sulle sensazioni del corpo, sull’imitazione e sulla pratica, come nel caso del linguaggio che ha origine da catene coordinate di movimenti degli organi vocali, memorizzati attraverso ripetizioni continue.
 
Pertanto, azione-percezione- movimento sono i mattoni per la costruzione dei processi di rappresentazione mentale a partire dalle fasi embrionali, quando l’embrione comincia a manifestare attività riflesse su cui poggiano i futuri comportamenti motori. L’embrione, oltre ad essere un organismo sensoriale, è innanzitutto un organismo motorio: questo significa che nella fase embrionale, in quella fetale e della prima infanzia, l’azione precede la sensazione, vengono prima compiuti del movimenti riflessi e poi se ne ha la percezione e la rappresentazione mentale.
 
Le funzioni motorie vengono spesso considerate di basso livello rispetto alle funzioni cognitive superiori, alla cognizione. Tuttavia, si è scoperto come il corpo e il movimento siano responsabili della mente, della formazione del pensiero, del linguaggio (McNeill, 1981).
 
Ad esempio, la corteccia motoria (dove ci sono i neuroni che controllano i muscoli) e quella premotoria (dove ci sono i neuroni che pianificano i movimenti muscolari) realizzano sequenze di movimenti coinvolgendo anche l’area di Broca, implicata nella motricità della mano e del linguaggio, a produrre gesti e sequenze di sillabe che sono alla base della comunicazione.
 
Parlare infatti non è altro che articolare una sequenza di sillabe, concatenarle tra loro: questa funzione è controllata dalla motricità. Da qui emerge lo stretto legame tra MOTRICITÀ E LINGUAGGIO, se consideriamo che il mondo del neonato è inizialmente un mondo di gesti, movimenti e azioni. Quello che percepisce un neonato sono una sequenza di azioni compiute dai caregiver che si basano su una logica interna, su rapporti di successione spaziale e temporale (prima-dopo) e su una serie di conseguenze, su principi di sequenzialità e causalità, requisiti essenziali anche per lo sviluppo del linguaggio, ovvero per produrre movimenti fonatori adeguati e ordinare parole secondo una progressione logica.
 
La logica del corpo e dei suoi movimenti, nel contesto in cui viviamo, potrebbe quindi rappresentare il fulcro su cui si è costruita la logica operazionale del linguaggio: esiste dunque uno stretto rapporto tra motricità, linguaggio e pensiero, sia dal punto di vista della storia naturale umana, sia da quello ontogenetico e sia dal modo in cui la nostra mente funziona oggi.
 
Dott.ssa Francesca Tabellione
Dott.ssa Erika D’Antonio
(Bibliografia: geografia della mente, Oliverio)

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