NEURONI SPECCHIO: AUTISMO – EMOZIONI – EMPATIA

NEURONI SPECCHIO: AUTISMO – EMOZIONI – EMPATIA

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I neuroni specchio rappresentano una delle più importanti scoperte nel campo neuroscientifico soprattutto nei primi 3 anni di vita del bambino.
 
Sono un gruppo di neuroni visuo-motori, distribuiti in diverse zone cerebrali (ad esempio nella corteccia premotoria), fondamentali per la comprensione delle azioni, delle intenzioni e dei comportamenti degli altri.
 
Dunque permettono all’individuo di riprodurre azioni e comportamenti osservati in altri soggetti ed hanno un ruolo importante nei processi cognitivi, affettivi, emotivi, psicomotori, comportamentali.
 
Inoltre i neuroni specchio sono importanti per comprendere anche le emozioni degli altri (empatia): di recente è stato scoperto che osservare l’emozione di un’altra persona può determinare in chi la osserva l’attivazione della stessa regione corticale che è attiva quando l’osservatore prova quell’emozione. Dunque il meccanismo specchio che ci permette di identificare le emozioni degli altri è simile a quello che controlla la comprensione di azioni e intenzioni. Questi risultati sono stati confermati dall’osservazione di un paziente con lesioni dell’insula, il quale aveva difficoltà a riconoscere l’emozione del disgusto sulle facce di altre persone.
 
Anche quando proviamo dolore o osserviamo qualcuno visibilmente addolorato, nel nostro cervello si attivano le stesse regioni della corteccia, in particolare l’area del cingolo anteriore detta PACC (pregenual anterior cingulate cortex).
 
L’empatia indica in neuroscienze la condivisione dello stato emotivo di un’altra persona con quello dell’osservatore. La maggior parte degli esseri umani è dotata di soglie mobili di empatia che si alzano o si abbassano automaticamente a seconda del contesto in cui si trovano e variano da individuo a individuo: ci sono persone con capacità empatiche molto alte e altre meno.
 
👉 Vediamo la correlazione tra l’Autismo e i Neuroni Specchio.
 
L’autismo è un disordine dello sviluppo caratterizzato da disturbi nelle interazioni sociali e nella comunicazione, da comportamenti stereotipati e ripetitivi. Oggi si preferisce il termine disturbi dello spettro autistico, invece di autismo, per indicare l’estrema varietà ed eterogeneità dei sintomi e dei problemi neurologici che i soggetti presentano. I bambini autistici tendono a isolarsi e non cercano di comunicare con gli altri, hanno difficoltà a capire cosa provano le altre persone, a capire le emozioni e a manifestarle, presentano capacità verbali limitate, difficoltà nella comunicazione e interessi ristretti e ripetitivi verso un tema, un’attività o un gesto. Talvolta manifestano una iper o una ipo sensibilità tattile, vestibolare, visiva, uditiva. Tali atteggiamenti tendono a compromettere le loro relazioni sociali, l’ambito scolastico e/o professionale. Alcuni autistici hanno un livello intellettivo normale o anche superiore alla media (definiti ad alto funzionamento), altri manifestano un quoziente intellettivo inferiore alla media (definiti a basso funzionamento). La maggior parte dei bambini autistici presenta disturbi motori, come deficit di postura, nella coordinazione motoria globale, impaccio e rigidità a livello fine motorio. Dunque il quadro sintomatologico è estremamente eterogeneo e la cura varia in base ai sintomi e deve essere personalizzata.
 
L’autismo ha un’incidenza maggiore nei maschi che nelle femmine ed è stata trovata una predisposizione ereditaria al disturbo: tra i fattori di rischio ci sono possibili fattori ambientali, un deficit del sistema dei neuroni specchio ma, sebbene i numerosi studi, le cause dell’autismo restano in gran parte sconosciute.
 
I bambini con autismo fanno fatica nel comprendere il comportamento altrui automaticamente, ma ogni volta è una specie di enigma che risolvono solo utilizzando la logica. Un altro deficit nel comportamento dei bambini autistici consiste nel disturbo di pianificazione della propria azione e nel comprendere quale azione farà l’altro.
 
Lo studio dei neuroni specchio nell’autismo ha permesso, al contrario della spiegazione cognitivista (“teoria della mente”) diffusa negli anni 90 e che non spiega i meccanismi neurologici coinvolti, di porre l’accento sugli aspetti motori e affettivi della sindrome e di dare almeno strumenti per una diagnosi precoce dell’autismo. Le possibilità terapeutiche sono soprattutto legate alla tempestività della diagnosi e alla possibilità di iniziare precocemente le terapie. Ad esempio, ci sono stati studi che hanno dimostrato come gli stimoli affettivi e sociali precoci, in particolare tra gli 8 e i 12 mesi (finestra temporale più efficace per la terapia), agiscano sul sistema dei neuroni specchio il quale si sviluppa e recupera in maniera normale o quasi, altrimenti rimarrebbe deficitario per tutta la vita.
 
Dott.ssa Francesca Tabellione
Dott.ssa Erika D’Antonio

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