BAMBINI GOFFI, DISPRASSICI E BAMBINI IMPACCIATI: STRATEGIE E CONSIGLI PRATICI PER SUPPORTARLI NELLO SVILUPPO

BAMBINI GOFFI, DISPRASSICI E BAMBINI IMPACCIATI: STRATEGIE E CONSIGLI PRATICI PER SUPPORTARLI NELLO SVILUPPO

Studio di Riabilitazione Neuropsicomotoria No Comment
News & i nostri articoli
—- Articolo molto utile non solo per professionisti e insegnanti ma anche per genitori, che spesso ci pongono tali quesiti! —–
 
⚠️ I problemi di un BAMBINO GOFFO si risolvono spontaneamente⁉️
 
⚠️ Come facciamo a ridurre l’impaccio o la goffaggine nel bambino⁉️
 
⚠️ Quali sono e come possiamo promuovere le ABILITÀ MOTORIE DI BASE per un maggior sviluppo delle ABILITÀ COGNITIVE ed EMOTIVE dei bambini disprassici in età prescolare e scolare⁉️
 
Abbiamo deciso di ideare sia un corso specifico sulla “Disprassia e altri Disturbi di Coordinazione Motoria” e sia un “Manuale con numerosi Esercizi Neuropsicomotori” per permettere a tutti, professionisti del settore, insegnanti e anche genitori, di aiutare il bambino goffo, o maldestro, o impacciato, o con disprassia a sviluppare e promuovere accuratamente tutti i coordinamenti senso-percettivi e senso-motori, quindi la propria MOTRICITÀ, in modo da avere le basi per:
 
– essere capace di pianificare, organizzarsi nella vita o nei compiti scolastici
 
– memorizzare più informazioni in contemporanea
 
– prestare attenzione e sapersi concentrare per periodi di tempo prolungati
 
– adottare nuove strategie o pensare a strategie alternative per risolvere un compito o un’attività
 
– sapersi adattare rapidamente a richieste e a circostanze mutevoli
 
– saper prendere decisioni nel momento opportuno e in presenza di uno stato di incertezza
 
– realizzare un futuro professionale appagante
 
– avere una vita felice e con soddisfazioni.
 
Vi ricordiamo che i problemi di un bambino goffo, con disprassia o con semplice impaccio motorio non si risolvono spontaneamente. Certamente, egli potrà imparare delle strategie o le cosiddette “competenze scheggia” per poter affrontare alcuni compiti quotidiani ma non sappiamo quanto sforzo e quanto impegno dovrà mettere per riuscire in quell’abilità, senza considerare il senso di frustrazione che proverà per aver impiegato così tanto nell’affrontare quel piccolo ostacolo che invece i suoi coetanei riuscirebbero a superare con scioltezza e senza impiego di energie!
 
L’esercizio di un’abilità motoria o di una qualsiasi altra abilità, dovrebbe avvenire sempre in un’atmosfera positiva e con ricompense adeguate e varie (sociali, dinamiche o concrete), al fine di stimolarne la motivazione e l’interesse. Attenzione però: bisogna essere sinceri quando ci si complimenta con il bambino e soprattutto precisi nel feedback che gli diamo, poiché quest’ultimo non è soltanto un premio, ma anche uno strumento di insegnamento. Non limitiamoci a dire “Bravo”, bensì utilizziamo frasi quali ad esempio: “Ho visto e apprezzato il modo in cui sei riuscito a tenere lo sguardo sulla palla che ti lanciavo ed è caduta anche poche volte. Continua così!”.
Solo quando il bambino acquisisce una nuova competenza o la esegue con maggior scioltezza, sarebbe opportuno passare ad una successiva.
 
Di seguito citeremo alcune delle numerose aree di sviluppo neuro-psicomotorio che un professionista o un genitore dovrebbe sviluppare/ rinforzare, con lo scopo di ridurre eventuali impacci e goffaggini, e di rendere il bambino più fluido-organizzato-autoregolato anche a livello cognitivo ed emotivo:
 
1. CONSAPEVOLEZZA CORPOREA
 
È la percezione inconscia della posizione, del movimento e della forza del corpo che deriva dai recettori sensoriali situati nelle articolazioni e nei muscoli (percezione = propriocezione). Quando il sistema propriocettivo non funziona efficacemente, non consente di operare degli aggiustamenti automatici e inconsci della posizione e dei movimenti del corpo in risposta al compito affrontato.
Bambini che presentano una ipotonia, hanno spesso problemi propriocettivi e dunque troveranno beneficio da attività motorie che mirano a rafforzare i muscoli, quali portare pesi sulle braccia, spingere un carrello o tirare una corda, portare uno zaino pesante, fare pressione e lavorare contro una resistenza.
 
Gli esercizi che proponiamo per stimolare il sistema propriocettivo sono utili anche per migliorare l’attenzione e l’organizzazione, poiché questo ulteriore stimolo può generare un effetto calmante:
– strofinare o massaggiare con una certa pressione la schiena
– indossare abiti stretti ed elasticizzati
– eseguire compiti pesanti in casa, come portare buste della spesa, spingere una carriola in giardino
– giocare al “tiro alla fune”
– fare la “carriola”, camminando sulle mani mentre l’adulto tiene il bambino per le caviglie
– camminare sulle ginocchia o a quattro zampe, poggiando solo mani e piedi
– saltare la corda o su un tappetino elastico
– ricevere uno stimolo propriocettivo extra quando ad esempio il bambino sale le scale (si esercita una pressione sui fianchi per migliorare l’equilibrio, il controllo motorio e la stabilità del tronco e permettere al bambino di percepirsi maggiormente)
– sdraiarsi sulla schiena e raccogliersi in posizione fetale
– mettersi in posizione prona e fare l’ “aeroplano” tenendo braccia, gambe e testa sollevati, rimanendo in questa posizione per alcuni secondi
– schiacciare il bambino tra due cuscini tipo “sandwich” può aiutare ad organizzare il proprio sistema propriocettivo
– giocare con pongo o das compatto
– masticare cibi gommosi, caramelle gommose, liquirizia o cibi croccanti (patatine, salatini).
 
2. PIANIFICAZIONE DEI MOVIMENTI
 
La capacità di pianificare i movimenti, chiamata anche “prassia”, consiste nell’abilità di programmare e completare un nuovo compito o una nuova sequenza motoria e si distingue dalla coordinazione motoria che invece riguarda la capacità di eseguire un movimento in maniera fluida e armonica.
 
Cosa deve fare un bambino per pianificare un movimento? Deve possedere una rappresentazione mentale dell’azione da compiere, un feedback vestibolare e propriocettivo relativo al movimento e la capacità di mettere in atto aggiustamenti automatici nel tempo e nello spazio.
Il bambino con difficoltà di pianificazione motoria 😊 DISPRASSIA), mostra problemi nell’imparare abilità nuove, nel generalizzarle, necessita di esercitarsi varie volte affinché quell’abilità venga automatizzata, è disorganizzato nel tempo e nello spazio (utilizzo dei materiali, organizzazione dei compiti, ecc), può evitare giochi o attività che implicano abilità motorie e l’utilizzo del proprio corpo.
 
Cosa molto importante da tener presente è che molti bambini con disturbi di pianificazione possono avere una buona coordinazione motoria nello svolgimento di compiti motori conosciuti e su cui si sono esercitati ripetutamente.
 
Gli esercizi che possiamo suggerire per migliorare la pianificazione motoria di un bambino sono:
– proporre compiti che implicano esperienze sensori-motorie di ogni tipo in modo da percepire maggiormente le sensazioni provenienti dal proprio corpo, soprattutto quelle che forniscono sensazioni vestibolari e tattili (camminare sulle ginocchia o a carponi, strisciare, saltare secondo varie modalità, lanciare una palla in modi diversi, ecc)
– verbalizzare ogni passo da compiere durante un’attività motoria e, se necessario, puntare sulla ripetizione e sulla costanza
– imitare sequenze di movimenti o di gesti di un coetaneo posto di fronte
– proporre attività o percorsi da svolgere ad occhi chiusi supportando concretamente il bambino, in modo da incrementare la consapevolezza delle informazioni provenienti dal proprio corpo
– scavare nel riso, nella sabbia o nel pongo per trovare piccoli oggetti nascosti; indovinare ad occhi chiusi in quale punto del corpo si viene toccati; indovinare la forma di un oggetto a occhi chiusi- stereognosie; indovinare la lettera dell’alfabeto che viene “tracciata” con il dito dal terapista dietro la schiena del bambino (bambini con problemi di pianificazione motoria manifestano quasi sempre difficoltà percettive legate al sistema tattile- scarsa discriminazione degli stimoli tattili).
 
3. INTEGRAZIONE MOTORIA BILATERALE
 
Con questo termine si intende la capacità dei due lati del corpo di cooperare in maniera sincrona per eseguire compiti motori, una capacità che dipende da informazioni provenienti dal sistema vestibolare. I bambini che manifestano difficoltà in quest’area possono presentare un ritardo nella scelta della mano dominante per scrivere, impugnare le forbici o le posate. Intorno ai 2 anni e mezzo la maggior parte dei bambini comincia a prediligere una mano rispetto all’altra, “percependola” più forte e veloce; la dominanza si sviluppa poi gradualmente e si stabilizza in genere intorno ai 5 anni in corrispondenza del processo di lateralizzazione. Per attività meno complesse quali le costruzioni o i lego invece il bambino utilizza indifferentemente entrambe le mani lungo l’arco di alcuni anni. I bambini che arrivano alla scuola primaria senza aver sviluppato una chiara preferenza manuale possono manifestare difficoltà negli apprendimenti scolastici (ad esempio, nella scrittura un bambino che continua ad alternare le due mani potrà avere difficoltà a rispettare i versi, le direzioni, compiere specularità o inversioni), nelle sequenze motorie, nello spazio-tempo, nel comportamento, a livello emotivo-relazionale (il b.no può avere un atteggiamento impulsivo, dotato di scarso autocontrollo).
L’alternanza delle mani è strettamente connessa con lo sviluppo della capacità di attraversare la linea mediana del corpo (è una linea immaginaria che va dalla testa ai piedi e che divide il lato dx da quello sx del corpo): si osserva infatti che intorno ai 2/3 anni, la maggior parte dei bambini non attraversa la linea mediana ma prende oggetti con la mano più vicina all’oggetto stesso, ovvero con la dx se l’oggetto sta alla destra del bambino e con la sx se l’oggetto si trova alla sua sx. È solo intorno ai 4/5 anni che il bambino comincia ad attraversare l’asse mediano con la mano dominante per afferrare diversi materiali.
 
Per capire se ci sono difficoltà di attraversamento della linea mediana del corpo possiamo metterci di fronte al b.no e proporgli una successione di gesti che dovrà imitare. Spesso i bambini con problemi nell’attraversare l’asse mediano mostrano anche difficoltà nel seguire con gli occhi un oggetto che si muove attraversando l’intero asse (si può notare uno scatto degli occhi quando si raggiunge l’asse mediano), deficit nel seguire il rigo durante la lettura e nell’andare a capo, fastidio agli occhi o segni di affaticamento.
 
Gli esercizi per migliorare l’abilità di integrazione motoria bilaterale di un bambino sono:
– imitare movimenti, gesti e posizioni degli altri
– proporre giochi di salto, gioco della campana
– lanciare in alto una pallina da tennis con una mano e riprenderla con l’altra mano o passarsi la pallina da una mano all’altra. Idem con un cerchietto piccolo
– utilizzare due contenitori piccoli che il b.no deve reggere in ciascuna mano per cercare di prendere una pallina che viene lanciata da una mano all’altra, in modo da favorire il controllo bilaterale
– giochi di coordinazione bimanuale quali infilare, attaccare, travasare, ritagliare
– tenere in ciascuna mano un gesso e invitare il b.no a realizzare alla lavagna letterine o figure (come un cerchio) con entrambe le mani in contemporanea
– giochi prassico-costruttivi quali costruire configurazioni con cubetti o con pongo utilizzando entrambe le mani in sinergia
– invitare il b.no a sdraiarsi a terra in posizione supina e chiedergli di far scivolare braccia e gambe in sù e in giù, prima ad occhi aperti e poi chiusi, come se dovesse lasciare un impronta nella sabbia. Idem ma facendogli muovere il braccio sx e la gamba dx tenendo fermi gli altri distretti del corpo
– tenere in ciascuna mano una racchetta da ping-pong e passarsi un palloncino da una racchetta all’altra il maggior numero di volte possibile, senza farlo cadere.
 
4. EQUILIBRIO
 
L’equilibrio rappresenta un’altra componente fondamentale dello sviluppo motorio del bambino, correlato al sistema vestibolare che si scambia continuamente informazioni con il cervelletto relative alla posizione, al movimento, alla coordinazione, alla velocità e alla gravità.
Ci sono bambini che fanno fatica ad elaborare gli input vestibolari e si mostrano molto sensibili, hanno spesso vertigini e non prediligono ma evitano esperienze di movimento intense; piuttosto mantengono la testa in posizione di allineamento verticale (passano tutto il tempo a muoversi il meno possibile per non cadere), hanno paura di fare capriole, mettersi a testa in giù, salire e scendere le scale.
 
Al contrario, bambini con una sensibilità ridotta agli input vestibolari, ricercano movimenti intensi, si muovono di continuo, muovono la testa in avanti e indietro, saltano e si dondolano (al fine di fornire quante più informazioni possibili al SNC), non soffrono di vertigini.
 
Un buon equilibrio dipende anche sia da un adeguato feedback propriocettivo che visivo. In merito quest’ultimo aspetto, la stretta relazione esistente tra sistema visivo e sistema vestibolare è dimostrata dal fatto che alcune persone avvertono vertigini mentre guardano altri sulle montagne russe; oppure il fissare un punto stabile può aiutare a rimanere in equilibrio quando si cerca di stare su un solo piede. Se un bambino è in grado di reggersi meglio in equilibrio tenendo gli occhi aperti, significa che si sta affidando agli stimoli visivi per mantenersi in equilibrio.
Alcuni esercizi per sviluppare una migliore consapevolezza degli input vestibolari e il senso dell’equilibrio sono:
– incoraggiare attività di gioco all’aperto come scivoli, altalene, giostre, cavalli a dondolo
– giochi di salto da uno scalino basso a piedi uniti o da una pedana/mattoncino
– cammino lungo una linea disegnata a terra, portando una palla in mano sopra la testa, o tenendo due palline una in ciascuna mano, o portando un cucchiaio con sopra una biglia
– saltare a piedi uniti sopra dei tappetini disposti a zig zag
 
5. COORDINAZIONE MOTORIA FINE
 
Il controllo motorio fine è fondamentale per numerose abilità quotidiane quali impugnare correttamente uno strumento grafico o una posata, afferrare un oggetto, pianificare prassie fini settorializzando le singole dita a seconda del compito richiesto, e mantenendo spalla, braccio, gomito, polso in posizione stabile.
Alcuni degli esercizi che possono stimolare i movimenti di grande progressione (fluidità e stabilità di spalla, gomito, polso) e di piccola progressione (mani e dita) sono:
– camminare sulle ginocchia, fare la “carriola”, tirare o spingere oggetti pesanti
– disegnare, fare puzzle, leggere, assumendo la posizione prona (sulla pancia) per la stabilizzazione del cingolo scapolare, importante per le attività che coinvolgono la scrittura
– eseguire attività fini motorie come incollare adesivi, usare mollette o pinze di diversa grandezza, -realizzare palline di pongo con i polpastrelli
– realizzare griffonages su un piano verticale (lavagna)
– eseguire gesti simbolici (fare ok, le corna, la cornetta del telefono)
– mischiare e distribuire delle carte
– ruotare una matita tenendola con le prime tre dita.
 
(Articolo a cura della Dott.ssa Francesca Tabellione, Erika D’Antonio, tnpee- docenti presso enti accreditati, specializzate in neuropedagogia dei processi cognitivi e psicomotricità neurofunzionale, terapiste itard)

Commenta